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  • Donna in piedi su una duna bianca sopra una laguna turchese nei Lençóis Maranhenses, sotto un cielo azzurro

    Nuovo documentario di PlanetaEXO racconta l’ecoturismo nei Lençóis Maranhenses

    «Far From The Crowds, Close To What Matters» racconta come un turismo fatto di piccoli numeri stia cambiando la vita delle comunità tradizionali che abitano il sito appena dichiarato Patrimonio mondiale dell'UNESCO

    PlanetaEXO ha pubblicato ufficialmente il suo nuovo cortometraggio, «Lençóis Maranhenses: Far From The Crowds, Close To What Matters». In prima visione su YouTube il 23 settembre, il documentario esplora il profondo impatto socioeconomico di un trekking di più giorni per pochi viaggiatori alla volta nel Parco Nazionale dei Lençóis Maranhenses, in Brasile. E mette a confronto la vita delle comunità più isolate con l'ondata crescente di turismo di massa nella regione.

    Il parco nazionale non ha mai attirato tanti turisti come adesso. Nel 2025, sull'onda del nuovo titolo di Patrimonio mondiale dell'UNESCO, la destinazione ha accolto 656.388 visitatori: un balzo del 41% rispetto all'anno precedente, secondo i dati dell'ICMBio.

    Sapere qual è il periodo migliore per visitare i Lençóis Maranhenses è diventato fondamentale per chi vuole evitare la folla. Il mini-documentario, però, sposta lo sguardo ancora più lontano dalle lagune facili da raggiungere. Al centro ci sono le comunità che vivono dentro e intorno alla riserva e che hanno scommesso su una fonte di reddito precisa: far dormire i viaggiatori in casa propria.

    Tramonto su una laguna di acqua piovana tra le dune bianche dei Lençóis Maranhenses
    Ben oltre le lagune affollate: lo scenario spettacolare dei Lençóis Maranhenses, dove un turismo a basso impatto sta cambiando la vita di chi abita nel parco. (Foto: Isadora Sá)

    «La fetta più piccola la teniamo noi, apposta», spiega Lucas Ribeiro, fondatore di PlanetaEXO e regista del cortometraggio. «Se la maggior parte dei soldi non resta a chi ospita il viaggiatore, cucina per lui e cammina al suo fianco, non è turismo comunitario: è solo un bel paesaggio messo in vendita.»

    I numeri dietro il racconto

    I dati operativi di PlanetaEXO, che mette in contatto diretto i viaggiatori con partner del posto, dimostrano che il formato raccontato nel mini-documentario funziona davvero. Nelle ultime due stagioni l'azienda ha accompagnato un gruppo ristretto di appena 583 viaggiatori nella traversata delle dune.

    L'80% degli incassi lordi è rimasto sul posto: così oltre 1,4 milioni di R$ (circa 250.000 US$) sono finiti direttamente nell'economia locale. Soldi andati alle famiglie ospitanti, agli autisti e alle guide, senza commissioni di intermediari.

    Piccolo gruppo di escursionisti che attraversa le dune di sabbia bianca dei Lençóis Maranhenses
    Lontano dalla folla, vicino a ciò che conta. Il turismo via terra punta sui piccoli gruppi, così buona parte dei ricavi resta alle comunità locali. (Foto: Isadora Sá)

    Dalle reti da pesca all'ospitalità

    «Far From The Crowds, Close To What Matters» dà un volto a questi numeri attraverso la vita quotidiana degli abitanti dell'oasi di Baixa Grande, a ore di distanza dalla strada più vicina.

    Dopo anni di pesca di sussistenza, Seu Moacir ha visto cambiare il suo reddito. «Vent'anni di pesca. Pescavamo per vendere e non rendeva quasi niente. Il turismo dà un po' di più», racconta nel film.

    «Prima era tutto molto difficile», aggiunge Dona Dete, sua moglie, che accoglie gli ospiti insieme a lui. «Poi è arrivato il turismo e le cose sono migliorate, grazie a Dio. Il nostro posto era più piccolo, avevamo poche casette. Adesso va meglio. Ho i mezzi per ospitare più persone.»

    Dona Dete e Seu Moacir sorridenti alla finestra della loro casa nell’oasi di Baixa Grande
    Da pescatori a padroni di casa: Dona Dete e Seu Moacir hanno visto la loro vita cambiare grazie al reddito del turismo nell’oasi di Baixa Grande. (Foto: Marcelo Bonifácio)

    Chi cerca tour davvero autentici nei Lençóis Maranhenses mette al primo posto una cosa: stare lontano dal turismo di massa. «Volevamo visitarli in modo non turistico. Non volevamo stare in gruppi enormi», spiega la viaggiatrice francese Morgane Meyer in una testimonianza registrata durante il trekking.

    Due viaggiatori corrono giù da una duna bianca verso una laguna nei Lençóis Maranhenses
    In cerca di un’esperienza autentica, lontano dal turismo di massa, i viaggiatori francesi Morgane e Guillaume hanno scelto la classica traversata a piedi. (Foto: Isadora Sá)

    Il turista portoghese Diogo Melo è d'accordo. «L'impatto positivo sulle comunità è evidentissimo. Quando dormiamo [a casa loro], si capisce che questo aiuta le famiglie ad avere un tenore di vita più stabile.»

    Il viaggiatore portoghese Diogo Melo si riposa su una duna dei Lençóis Maranhenses
    Per il viaggiatore portoghese Diogo Melo, la parte migliore del viaggio è vedere con i propri occhi l’impatto positivo e diretto del turismo sulla stabilità delle famiglie che lo ospitano. (Foto: Isadora Sá)

    Il film nasce dall'impegno di PlanetaEXO a dimostrare che il turismo nelle aree naturali del Brasile deve distribuire il reddito sul territorio e fare della conservazione e dello sviluppo locale un modello di business redditizio per i partner del posto.

    Scheda tecnica | «Lençóis Maranhenses: Far From The Crowds, Close To What Matters»

    • Formato: cortometraggio documentario
    • Durata: 5 min 30 sec
    • Regia: Lucas Ribeiro
    • Direzione della fotografia: Isadora Sá e Marcelo Bonifácio
    • Montaggio: Marcelo Bonifácio
    • Interviste: Lucas Ribeiro e Isadora Sá
    • Con: Seu Moacir e Dona Dete (Baixa Grande – Lençóis Maranhenses), Bruno Lamas (Brasile), Carol Costa (Brasile), Diogo Melo (Portogallo), Franck Nicolas (Francia), Guillaume Poupin (Francia), Magali Liprandi (Francia), Marcelo Zelarayán (Barreirinhas – Brasile) e Morgane Meyer (Francia).
    • Ringraziamenti speciali: lo staff del Paraíso do Caju
  • Cielo rosa al tramonto sopra le dune di sabbia bianca e una laguna di acqua piovana nei Lençóis Maranhenses

    Bellissimo, travolgente, pura gioia: i 15 anni di attesa di Maja per i Lençóis Maranhenses

    Una professoressa slovena in pensione, un marito con la macchina fotografica e sei giorni tra Barreirinhas, Atins e Santo Amaro, raccontati con le parole di Maja

    Maja Žumer, 73 anni, ha passato tutta la carriera a insegnare scienza dell’informazione all’Università di Lubiana, in Slovenia. È ufficialmente in pensione da un anno, ma resta legata a un programma di ricerca: proprio per questo, nel 2026, un convegno a São Paulo ha riportato il Brasile nella sua agenda.

    Non era la sua prima volta in Brasile, e nemmeno le dune dei Lençóis erano una novità: da 15 anni Maja le guardava in fotografia e sognava il Parco Nazionale dei Lençóis Maranhenses. Dopo un tentativo andato a vuoto, è finalmente riuscita ad arrivarci insieme al marito, Slobodan Žumer, fotografo appassionato.

    Maja e Slobodan Žumer sorridenti in un selfie su una duna, sopra una laguna dei Lençóis Maranhenses

    Ad agosto 2026 la coppia ha fatto il tour completo dei Lençóis Maranhenses, organizzato da PlanetaEXO con guide locali: un itinerario che collega le tre basi principali del parco (Barreirinhas, Atins e Santo Amaro) su strada, in barca lungo il fiume e in 4×4. Questa è la sua storia. Scoprila qui sotto!

    Quindici anni, un tentativo fallito e un viaggio da fare ora o mai più

    Tutto è cominciato con una chiacchierata in famiglia, circa 15 anni fa, quando la nuora di Maja ha raccontato di aver scoperto un posto in Brasile chiamato Lençóis Maranhenses. Per Maja è stato amore a prima vista. La distanza, però, sembrava un ostacolo.

    La prima occasione si è presentata 10 anni fa, con un convegno a Rio de Janeiro. Maja ha cercato ovunque un agente di viaggio che le organizzasse tutto, senza successo, e partire da sola complicava le cose. Così ha ripiegato sulle cascate dell’Iguazú. “Erano bellissime, devo ammetterlo”, racconta, “ma non erano i Lençóis.”

    Quando quest’anno è arrivato un secondo convegno, a São Paulo, la decisione è stata semplice: “Ora o mai più.” Maja ha contattato diverse agenzie, ma PlanetaEXO ha fatto la differenza. “PlanetaEXO è stata l’unica a farsi sentire subito: sempre disponibile, ha risposto a tutte le mie domande”, ricorda.

    Oggi, ripensandoci, non ha dubbi: “Probabilmente era la mia ultima occasione. Ed è andato tutto alla perfezione.”

    👉 Leggi anche: Lençóis Maranhenses: come arrivare?

    Una meta unica, sconosciuta anche a chi viaggia tanto

    Maja ha girato il mondo, dall’Argentina al Messico, dal Guatemala al Sahara. Eppure i Lençóis le sono sembrati diversi da tutto il resto.

    “Posso dire che è davvero eccezionale”, dice. “Non c’è niente di simile. Nemmeno gli altri deserti reggono il confronto, per il colore e, naturalmente, perché c’è anche l’acqua”, aggiunge entusiasta.

    Tornata a casa, si è stupita di quanta poca gente conosca i Lençóis Maranhenses. “Quando lo nomino, persino chi viaggia molto ed è stato in Brasile tante volte non ne ha mai sentito parlare”, racconta. La prova di quanto sia unico questo parco nazionale.

    Luce dorata del sole riflessa su una laguna tra dune increspate dal vento nei Lençóis Maranhenses

    Salire sulle dune in 4×4 è come guidare sulla neve

    Quindici anni di fotografie avevano alzato parecchio le aspettative, eppure Maja e Slobodan si sono resi conto che nessuna foto riesce a rendere la vera bellezza dei Lençóis Maranhenses. Il primo giro in 4×4, soprattutto, le è rimasto impresso. Come può un paesaggio di sabbia somigliare così tanto a uno scenario invernale?

    “È come guidare sulla neve, e io adoro sciare, quindi per me è una cosa davvero molto, molto positiva”, racconta meravigliata, colpita anche dalla vastità. “Certo, sapevo che è una zona enorme, ma non mi rendevo del tutto conto che lo sguardo arrivasse così lontano e che il paesaggio cambiasse di continuo.”

    Acqua verde e cristallina di una laguna davanti a una duna di sabbia bianca sotto il cielo azzurro dei Lençóis Maranhenses

    👉 Leggi anche: Come si sono formati i Lençóis Maranhenses: dune del Brasile e lagune di pioggia

    Un paesaggio diverso ogni ora e un marito felice con la macchina fotografica

    La coppia ha esplorato il Parco Nazionale dei Lençóis Maranhenses per sei giorni e non ha mai visto due volte lo stesso panorama. “C’era sempre qualcosa di diverso. Cambiava la vista, cambiava la luce. Non è mai, mai stato noioso”, dice Maja. Il bel tempo li ha accompagnati e l’ora del giorno ha fatto il resto: “A mezzogiorno è tutt’altra cosa rispetto al pomeriggio, alla mattina o al tramonto.”

    Cambiava anche la trama delle dune. Per un appassionato di fotografia come Slobodan, i Lençóis sono stati un “paradiso per fotografi.” Secondo Maja era al settimo cielo, e le guide se ne sono accorte.

    “Si fermavano sempre per le foto. Bastava un cenno e si fermavano subito”, ricorda. “Anche se non facevamo cenno, appena vedevano mio marito che cercava di scattare una foto, rallentavano subito.”

    👉 Leggi anche: Lençóis Maranhenses: quando andare?

    Lagune calde e 10 metri di spiaggia tutti per loro

    Il tour completo riunisce i circuiti delle lagune di tutte e tre le basi: Lagoa Azul (Barreirinhas); Ponta do Mangue e Canto do Atins (Atins); e Lagoa do Junco e Lagoa do Reflexo (Santo Amaro).

    A Maja sono piaciute tutte, ma un dettaglio l’ha colpita più degli altri: la temperatura. “Mi ha sorpreso quanto sia calda l’acqua”, dice. “Forse è di nuovo quell’associazione con la neve.”

    Nemmeno la folla è mai stata un problema: le guide hanno alternato lagune in cui la coppia era completamente sola ad altre con più gente, ma mai sovraffollate. “Avevamo sempre i nostri 10 metri di spiaggia tutti per noi. Le guide sono state davvero brave a scegliere le lagune e i panorami.”

    Le ombre di Maja e Slobodan proiettate sulla sabbia bianca increspata dei Lençóis Maranhenses

    Tre basi, un fiume e mai di corsa

    Maja e Slobodan hanno visitato Barreirinhas, hanno percorso in motoscafo il fiume Preguiças fino ad Atins e si sono goduti Santo Amaro. Niente di tutto questo è stato faticoso.

    “Comunque non si camminava quasi mai. Anche se abbiamo una certa età, siamo ancora piuttosto in forma. Sciamo ancora tutti e due. Fisicamente è stato molto facile e rilassante, e c’era tempo a sufficienza”, spiega. Per lei l’esperienza è stata semplice e appagante.

    Ed è proprio uno degli aspetti che le sono piaciuti di più. “Non avevamo mai fretta e sapevamo sempre in anticipo quanto tempo avevamo in ogni posto. È andato tutto a meraviglia.”

    Ogni pomeriggio le guide spiegavano il programma del giorno dopo, così per la coppia l’organizzazione dell’itinerario ha funzionato benissimo. Maja lo ricorda come un aiuto enorme. “Altrimenti avremmo dovuto ripensarci e chiederci: ‘Me lo ricordo bene o no?’ Quindi è stato perfetto.”

    👉 Leggi anche: Quanti giorni a Lençóis Maranhenses? La durata ideale del tuo viaggio

    Gente sorridente, pousada pulite e un primo assaggio di caju

    Lontano dalle dune, la prima cosa che Maja ha notato è stato l’umore della gente. “Le persone sono sempre di buon umore, sorridono sempre. Non si vedono musi lunghi”, racconta, sorridendo a sua volta. “Si respira proprio una bella atmosfera.”

    Al ristorante il personale li aiutava con la lingua e faceva del suo meglio. Nelle pousada, i padroni di casa si assicuravano che stessero comodi e che tutto funzionasse a dovere.

    Anche tutti gli alloggi erano stati prenotati tramite PlanetaEXO, e ogni soggiorno ha superato le aspettative. Ogni struttura aveva un carattere tutto suo (alcune più informali di altre), ma tutte si sono rivelate, come racconta Maja, “molto belle, pulite e comode. Non abbiamo avuto nessun problema.”

    A tavola, la coppia ha mangiato pesce, carne e, naturalmente, riso e fagioli. La novità? Il caju, il frutto dell’albero dell’anacardio, che Maja ha assaggiato in una bevanda e ha trovato molto interessante e autentico, proprio come tutto il resto nei Lençóis Maranhenses. “Era tutto delizioso.”

    Luci su una struttura di legno e lanterne accanto a una laguna al crepuscolo nei Lençóis Maranhenses

    👉 Leggi anche: Dove dormire nei Lençóis Maranhenses: pousada, hotel e case di famiglia

    Il Brasile è sicuro? La risposta sincera di Maja

    Nei Lençóis, Maja non si è mai posta il problema. Nel tempo libero la coppia passeggiava per Atins e, anche col buio, lei era tranquilla. “Ci siamo sempre sentiti al sicuro”, afferma.

    São Paulo e Rio sono un’altra storia, ammette, ma la cosa non l’ha sorpresa. “Tutte le grandi città sono così. Bisogna prendere precauzioni e non fare stupidaggini. Non mi faccio impressionare facilmente: sono stata in tantissimi posti.”

    Forte della sua esperienza, Maja consiglia a ogni viaggiatore una cosa sola: il buon senso.

    👉 Leggi anche: 10 consigli di viaggio per i Lençóis Maranhenses

    I Lençóis in tre parole e la prossima meta di Maja

    Abbiamo chiesto a Maja di descrivere il viaggio in tre parole: Bellissimo. Travolgente, “ma in senso buono, perché questo paesaggio bellissimo risveglia tutti i sensi.” E pura gioia.

    Il suo consiglio per chi sta pensando ai Lençóis Maranhenses o al Brasile è semplice: “Parti il prima possibile. Non esitare.”

    Un altro viaggio in Brasile? Maja è realista e non ci giurerebbe. La lista dei desideri, però, c’è già: Slobodan ha adorato i viaggi che ha fatto in passato a Manaus e in Amazzonia, e ora anche Maja vorrebbe andarci, oltre a scoprire il Sud del Brasile.

    Del resto, i Lençóis le hanno già dimostrato che i programmi possono riservare sorprese. “Dieci anni fa non avrei mai immaginato di tornare”, dice. “Quindi chi lo sa? Non direi mai di no.”

    Visitare i Lençóis Maranhenses con PlanetaEXO

    Dune che sembrano neve fresca, lagune così tiepide che viene voglia di restarci, giornate senza mai dover correre: ora che hai visto il parco con gli occhi di Maja, sai perché valeva la pena aspettarlo tanto.

    PlanetaEXO è una piattaforma di ecoturismo specializzata in tour nei Lençóis Maranhenses. Lavoriamo al fianco di guide e operatori locali esperti e ci occupiamo di tutta la logistica, così tu puoi pensare solo alle dune. Contattaci ora!

  • Vista aerea dell’Incontro delle acque a Manaus, dove il Rio Negro scuro incontra il Rio Solimões color sabbia

    Incontro delle acque a Manaus, Brasile: perché il Rio Negro e il Solimões non si mescolano

    Temperatura, acidità, velocità della corrente, densità e chimica: che cosa dice la scienza sull’Incontro delle acque in Amazzonia, quali sono i due fiumi che lo formano, che posto ha nella cultura brasiliana e quali viaggi ti ci portano

    Appena a est di Manaus, il Rio Negro, scuro come il tè, incontra il Rio Solimões, color sabbia. Invece di fondersi, i due scorrono fianco a fianco nello stesso alveo, separati da una linea netta che vedi dalla barca, dall’aereo e, secondo la NASA, perfino dallo spazio. È l’Incontro delle acque di Manaus (in portoghese Encontro das Águas).

    Ma non è solo un panorama da cartolina: gli idrologi lo misurano da decenni, i poeti lo hanno cantato e sia la città di Manaus sia lo Stato di Amazonas lo hanno messo nel proprio stemma. Vuoi scoprire il segreto di queste acque che non si mescolano e dove puoi vederle dal vivo?

    PlanetaEXO, piattaforma di ecoturismo specializzata in tour nella foresta amazzonica in Brasile, ha preparato questa guida per spiegarti tutto su questo fenomeno. Buona lettura!

    Che cos’è l’Incontro delle acque di Manaus?

    Si tratta della confluenza del Rio Negro e del Rio Solimões ai margini orientali di Manaus, capitale dello Stato di Amazonas e porta d’accesso alla foresta amazzonica. Nel punto in cui si uniscono, i due fiumi formano un canale largo circa 5-5,5 km, secondo uno studio pubblicato nel 2018 sulla rivista Comptes Rendus Geoscience.

    Ciò che rende celebre l’Incontro delle acque di Manaus è il confine: da una parte l’acqua è quasi nera, dall’altra ha il colore del caffellatte. L’Earth Observatory della NASA ha fotografato la linea dall’orbita e la descrive come visibile “dallo spazio e dalla superficie stessa dell’acqua”.

    In Brasile, l’Incontro delle acque è così legato all’identità della regione da aver dato il nome alla TV pubblica dello Stato (TV Encontro das Águas) e a una rassegna musicale del Teatro Amazonas. E per chi parte alla scoperta del Rio delle Amazzoni, di solito è la prima tappa appena fuori Manaus.

    Si legge spesso che i due fiumi restano separati per 6 km. Le ricerche pubblicate su Comptes Rendus Geoscience dicono altro: il Negro e il Solimões corrono affiancati, senza mescolarsi, per 50-100 km a valle. Secondo uno studio del 2009 su Hydrological Processes, il mescolamento avviene per gradi e la distanza cambia con la stagione e con il volume d’acqua dei fiumi.

    👉 Leggi anche: Come arrivare nella foresta amazzonica in Brasile?

    Come si forma l’Incontro delle acque?

    La spiegazione non sta in un solo fattore. Il Rio Negro e il Solimões differiscono contemporaneamente per cinque parametri misurabili: temperatura, acidità, velocità, densità e chimica. Messe insieme, queste differenze rallentano il mescolamento per decine di chilometri.

    Primo piano dell’Incontro delle acque: il Rio Negro scuro e il Rio Solimões marrone scorrono fianco a fianco

    Temperatura

    Il Rio Negro è un po’ più caldo. Nella stagione di magra (ottobre 2014) i ricercatori hanno misurato 30,3 °C nel Negro e 29,6 °C nel Solimões; in quella di piena (aprile–maggio 2015), 29 °C contro 28 °C.

    Sembra poco, ma l’acqua più calda è più leggera e quella più fredda più pesante: anche uno scarto così piccolo cambia la densità dei due fiumi e il modo in cui si muovono le correnti.

    Acidità (pH)

    Lo studio di Comptes Rendus Geoscience ha registrato un pH tra 5,0 e 5,6 nel Negro e tra 6,7 e 6,9 nel Solimões, mentre il rilevamento del programma HYBAM del 1997 aveva trovato 5,5 contro 7,0. Il pH segue una scala logaritmica, quindi un’acqua a pH 5,5 è circa 30 volte più acida di una a pH 7,0. Tradotto: il Rio Negro è decisamente più acido.

    L’acidità viene dalla foresta stessa. Nelle foreste allagate e nelle paludi lungo il Negro, foglie e resti vegetali si decompongono e rilasciano nell’acqua acidi umici, gli stessi composti che colorano di scuro il fiume nero dell’Amazzonia.

    Secondo i ricercatori brasiliani dell’Istituto Nazionale di Ricerche dell’Amazzonia (INPA), i fiumi amazzonici di acque nere hanno di solito un pH tra 4 e 5; quelli di acque bianche come il Solimões sono invece vicini alla neutralità.

    Curiosità: quell’acidità aiuta anche a tenere lontani gli insetti dalle rive. Ecco perché chi esplora la zona del Rio Negro deve fare i conti con molte meno zanzare.

    Barca che attraversa la linea tra il Rio Negro scuro e il Solimões color sabbia all’Incontro delle acque

    Velocità della corrente

    Alla confluenza il Negro scorre in media a 0,37–0,38 m/s (circa 1,4 km/h), il Solimões a 1,42–1,65 m/s (circa 5-6 km/h), con picchi locali fino a 2,6 m/s. In pratica il Solimões è circa quattro volte più veloce.

    E trasporta molta più acqua. Secondo uno studio pubblicato su Geosciences, la portata media del Solimões è di circa 103.000 m³/s, mentre quella del Negro si ferma a circa 28.400 m³/s: poco più di un quarto.

    La differenza di velocità, il contrasto di densità di cui parliamo più sotto e la forza di taglio che si crea lungo il confine hanno un effetto preciso: la superficie che separa le due correnti è inclinata, non verticale.

    Densità

    Il Rio Solimões è più denso per due motivi: è leggermente più freddo ed è carico dei sedimenti che trascina giù dalle Ande, dove nasce.

    Più pesanti, le sue acque scivolano sotto quelle del Negro: per questo il mescolamento comincia vicino al fondale, mentre in superficie la linea resta netta molto più a lungo.

    L’Incontro delle acque visto dalla barca a Manaus, con l’acqua scura del Rio Negro che si insinua nel Solimões marrone

    Composizione chimica

    Negli anni Cinquanta il limnologo tedesco Harald Sioli divise i fiumi amazzonici in tre tipi: acque bianche, acque nere e acque chiare. All’Incontro delle acque si trovano faccia a faccia i due estremi di questa classificazione.

    • Solimões (acque bianche): nasce nelle Ande e trasporta sedimenti pieni di nutrienti; la sua acqua è ricca di carbonati e calcio.
    • Rio Negro (acque nere): drena l’antico scudo della Guyana e i suoi suoli di sabbia bianca, che rilasciano pochissimi sedimenti e minerali.
    • Minerali disciolti: la conducibilità elettrica, che indica quanti sali sono sciolti nell’acqua, è di circa 8 µS/cm nel Negro contro 80 µS/cm nel Solimões (dieci volte tanto).
    • Materia organica: il Negro contiene più del doppio di carbonio organico disciolto rispetto al Solimões. Sono queste sostanze umiche a tingere l’acqua del colore di un tè forte.

    Stagioni e siccità

    La linea non è fissa. Dagli studi emerge che da novembre in poi il Solimões si ingrossa, si allarga e spinge le acque nere del Negro verso la riva sinistra; a gennaio e febbraio, più a valle, l’acqua bianca copre entrambe le sponde. Anche la posizione e l’ampiezza della zona di mescolamento cambiano a seconda di quanta acqua porta ciascun fiume.

    E le siccità estreme possono renderla molto meno netta. Il 4 ottobre 2024 il Rio Negro a Manaus è sceso a 12,66 m, nuovo minimo storico da quando sono iniziate le misurazioni nel 1902, secondo il Servizio Geologico del Brasile (SGB). Poi ha continuato a calare fino a 12,11 m, rendendo il contrasto difficile da vedere.

    👉 Leggi anche: Amazzonia, quando andare: il periodo migliore per il tuo viaggio in Brasile

    Rio Negro e Rio Solimões più da vicino

    Rio Negro

    Il Rio Negro nasce nella foresta pluviale della Colombia orientale, dove le sue sorgenti sono collegate al bacino dell’Orinoco dal canale Casiquiare. In tutto è lungo circa 2.250 km (1.370 dei quali in Brasile).

    L’iniziativa Aguas Amazónicas della Wildlife Conservation Society lo definisce l’unico grande fiume di acque nere del bacino amazzonico: da solo porta tra il 13 e il 14% della portata del Rio delle Amazzoni.

    Circa 40 km a monte di Manaus, il Negro si allarga attorno a più di 400 isole nel Parco Nazionale di Anavilhanas, uno dei più grandi arcipelaghi fluviali del mondo.

    👉 Leggi anche: Le migliori crociere in Amazzonia brasiliana

    Rio Solimões

    Solimões è il nome che i brasiliani danno al tratto superiore del Rio delle Amazzoni, dal confine con il Perù fino alla confluenza con il Negro. Nasce nelle Ande peruviane e in Brasile percorre circa 1.600 km attraverso una pianura alluvionale larga fino a 80 km. Il suo bacino supera i 2,1 milioni di km².

    Sono i sedimenti andini trasportati dal Rio Solimões a dargli quel colore bruno e cremoso, e a rendere le sue pianure alluvionali, le várzeas, tra le terre più fertili dell’Amazzonia.

    Vista da drone del confine netto tra il Rio Negro quasi nero e il Solimões color caffellatte, in Amazzonia

    👉 Leggi anche: Qual è il periodo migliore per una crociera in Amazzonia, in Brasile?

    L’Incontro delle acque nell’arte

    Due fiumi che non si mescolano: difficile che l’arte li ignorasse. Già il diario di viaggio del naturalista svizzero Louis Agassiz e della moglie Elizabeth, in una pagina datata 5 settembre 1865, annota che gli indigeni del posto chiamavano il Solimões il fiume “vivo” e il Negro quello “morto”.

    Da allora gli artisti non hanno smesso di tornarci. Qualche esempio: il sipario del Teatro Amazonas (1894), dipinto da Crispim do Amaral; la raccolta di crônicas (brevi testi in prosa) di Fernando Sabino, “O Encontro das Águas” (1977); e la canzone “Encontro das Águas” (1993) di Jorge Vercillo e Jota Maranhão.

    L’Incontro delle acque del Rio delle Amazzoni è profondamente radicato nella storia e nella cultura amazzonica: compare perfino negli stemmi dello Stato di Amazonas (1897) e della città di Manaus (1906).

    Sipario del Teatro Amazonas a Manaus, dipinto da Crispim do Amaral e ispirato all’Incontro delle acque

    👉 Leggi anche: Manaus è sicura o pericolosa? Guida per chi parte per l’Amazzonia, in Brasile

    I viaggi PlanetaEXO che passano per l’Incontro delle acque

    Vuoi vedere con i tuoi occhi il Negro e il Solimões che scorrono affiancati? PlanetaEXO propone diversi tour in Amazzonia che includono l’Incontro delle acque di Manaus. Eccoli qui sotto!

    Viaggio Tipo Durata Quando vedi l’Incontro delle acque
    Tour foresta amazzonica Brasile: 4 giorni da Manaus Lodge nella giungla 4 giorni Subito all’inizio, durante la traversata in barca da Manaus a Careiro da Várzea.
    Amazon Turtle Lodge: viaggio in Amazzonia di 5 giorni in Brasile Lodge nella giungla 5 giorni Il primo giorno, nella traversata verso Careiro da Várzea: la barca ci passa proprio in mezzo.
    Juma Amazon Lodge: 5 giorni nella giungla da Manaus Lodge nella giungla 5 giorni Sulla strada per Juma, il primo giorno, poche ore prima di un safari notturno in barca.
    Trekking in Amazzonia: spedizione di 6 giorni nella giungla Spedizione di trekking e sopravvivenza 6 giorni La spedizione parte in motoscafo lungo il Rio Negro fino alla confluenza, poi prosegue verso il primo campo nella giungla.
    Crociera di Lusso in Amazzonia: 5 giorni in Brasile Crociera fluviale 5 giorni Appena salpata, già il primo giorno, la crociera passa davanti al lungofiume storico di Manaus e attraversa i due fiumi, poi raggiunge il Parco Ecologico di Janauari.
    Crociera Tucano in Amazzonia: spedizione di 5 giorni in Brasile Crociera fluviale 5 giorni Verso la fine del viaggio: il quarto giorno il Tucano scende il fiume fino al punto in cui il Negro e il Solimões si incontrano.

    👉 Leggi anche: I migliori lodge in Amazzonia in Brasile: dove dormire nella foresta

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    Adesso sai perché il Rio Negro e il Solimões scorrono fianco a fianco senza fondersi. Non ti resta che andare a guardare quella linea da vicino, all’Incontro delle acque di Manaus!

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  • Gita in barca verso la base delle cascate di Iguazu sotto un cielo azzurro

    Visitare le cascate di Iguazu, Brasile: la guida di viaggio completa

    Cascate di Iguazu: dove si trovano, come arrivarci, quando andare, cosa include il biglietto su ciascun lato del confine e quanti giorni servono davvero

    Le cascate di Iguazu sono un sistema di 275 salti distinti, distribuiti lungo quasi 2.700 metri del fiume Iguazu al confine tra Brasile e Argentina, con altezze che arrivano a 80 metri. L'UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell'Umanità il parco argentino nel 1984 e quello brasiliano nel 1986. Le cascate superano quelle del Niagara, e i due parchi proteggono il più vasto lembo di Foresta Atlantica dell'entroterra rimasto al mondo.

    Il confine non divide le cascate a metà: circa l'80% dei salti si trova sul lato argentino e circa il 20% su quello brasiliano. Proprio per questo la vista d'insieme ce l'hai dal Brasile. Dal bordo esterno della piattaforma, l'intera rete di cascate ti si apre davanti in un colpo solo.

    Vista aerea delle cascate di Iguazu, con decine di salti d'acqua che precipitano nella gola e una passerella sul fiume
    Photo: Marina Zvada

    PlanetaEXO, azienda di ecoturismo specializzata in tour alle cascate di Iguazu, ha preparato questa guida per aiutarti a organizzare ogni tappa del viaggio, con il lato brasiliano come base e quello argentino come giornata in più. Scoprila qui sotto!

    Indice:

    1. Dove si trovano le cascate di Iguazu?
    2. Come arrivare alle cascate di Iguazu
    3. Cascate di Iguazu: quando andare
    4. I due parchi nazionali: accesso, biglietti e regole
    5. Cosa fare alle cascate di Iguazu
    6. Cosa mettere in valigia
    7. Quanti giorni servono alle cascate di Iguazu?

    Dove si trovano le cascate di Iguazu?

    Le cascate di Iguazu si trovano sul fiume Iguazu, nel punto in cui Brasile e Argentina si incontrano, circa 25 chilometri a monte della foce dell'Iguazu nel Paraná.

    Sul lato brasiliano la città di riferimento è Foz do Iguaçu, nell'estremo ovest dello stato del Paraná. Su quello argentino è Puerto Iguazú, nella provincia di Misiones. Di fronte a entrambe, sull'altra sponda del Paraná, c'è Ciudad del Este, in Paraguay: ecco perché la zona è conosciuta come Triplice Frontiera.

    Secondo il Censimento del 2022, Foz do Iguaçu conta 285.415 abitanti. Tradotto: trovi tutto quello che serve a un turista, cioè hotel, ristoranti, ospedali e aeroporto.

    Una precisazione sui nomi, utile quando inizi a prenotare. Il parco brasiliano si chiama Parque Nacional do Iguaçu, quello argentino Parque Nacional Iguazú. Nelle varie lingue incontri spesso grafie diverse, come Iguaçu, Iguazú e Iguassu.

    Ecco la mappa delle cascate di Iguazu e del parco nazionale, con tutta la zona di confine: Foz do Iguaçu, Puerto Iguazú e Ciudad del Este rientrano nella stessa inquadratura.

    Mappa della Triplice Frontiera con Ciudad del Este in Paraguay, Puerto Iguazú in Argentina e il Parco Nazionale dell'Iguaçu in Brasile

    Come arrivare alle cascate di Iguazu

    In aereo

    Gli aeroporti delle cascate di Iguazu sono due, uno per Paese. Sul lato brasiliano c'è il Foz do Iguaçu/Cataratas International (IGU), a circa 13 chilometri dal centro e, cosa molto comoda, proprio sulla strada per il parco nazionale: l'ingresso è a circa 10 minuti.

    I voli giornalieri arrivano da diverse città brasiliane, tra cui San Paolo, Rio de Janeiro, Brasília, Curitiba, Porto Alegre e Recife. L'unico volo internazionale diretto collega Foz do Iguaçu a Santiago del Cile (SCL), alcune volte a settimana.

    Anche l'Argentina ha il suo aeroporto, il Cataratas del Iguazú International (IGR), con voli da Buenos Aires. Puoi quindi tranquillamente atterrare in un Paese e ripartire dall'altro.

    In auto e in autobus

    Arrivare in auto è semplice. Foz do Iguaçu è collegata al resto del Paraná dalla BR-277, una strada federale asfaltata. Da Curitiba sono circa 640 chilometri, per 9 ore di guida.

    In aeroporto trovi auto a noleggio. Dentro il parco nazionale lasci l'auto al Centro Visitatori e prosegui con gli autobus del parco, inclusi nel biglietto. I veicoli privati non arrivano fino alle cascate.

    In città, gli autobus urbani vanno dal terminal del centro all'ingresso del parco, passando per l'aeroporto e il Parque das Aves. Per semplicità e comodità, però, la maggior parte dei viaggiatori sceglie un transfer dall'hotel, un taxi o un tour guidato.

    Passare sul lato argentino

    Al parco argentino si arriva attraversando il Ponte Tancredo Neves fino a Puerto Iguazú e percorrendo poi 17 chilometri fino all'ingresso. Dagli hotel di Foz do Iguaçu calcola da 45 minuti a un'ora, più il tempo che ti farà perdere la coda alla frontiera.

    Viaggiatrice che fotografa le cascate di Iguazu da un belvedere sulla passerella, immersa nella foresta
    Photo: NidoHuebl

    Cascate di Iguazu: quando andare

    Non esiste un mese sbagliato. Le cascate non restano mai a secco ed entrambi i parchi sono aperti 365 giorni l'anno. Il meteo delle cascate di Iguazu segue il clima di Foz do Iguaçu: subtropicale umido, con stagioni ben distinte.

    Da dicembre a marzo l'estate è calda e piovosa, con massime oltre i 32 °C. Le piogge più forti cadono a gennaio e febbraio, ed è allora che le cascate raggiungono la portata massima. L'inverno (da giugno ad agosto) è secco e limpido, con temperature tra circa 10 °C e 23 °C.

    Il periodo migliore per visitare le cascate di Iguazu è la mezza stagione, più o meno da marzo a maggio o da agosto a ottobre. Trovi giornate calde senza l'afa di febbraio, il fiume ancora alimentato dalle piogge estive e niente folle come a gennaio o a luglio.

    In qualunque stagione, cerca di non far coincidere il viaggio con le festività nazionali brasiliane o argentine: in quei giorni i viaggiatori di entrambi i Paesi si riversano nel parco.

    C'è una cosa che nessuna media mensile racconta: gli eventi di piena eccezionale. Quando le piogge a monte alzano il fiume Iguazu ben oltre il livello normale, le autorità chiudono temporaneamente, per sicurezza, le passerelle più vicine all'acqua su entrambi i lati. Quasi tutti i sentieri e i belvederi principali restano aperti, ma conviene controllare gli aggiornamenti ufficiali il giorno della visita. Nelle piene più forti, il parco argentino può chiudere la passerella della Gola del Diavolo per settimane e perfino smontarne alcuni tratti.

    👉 Leggi anche: 10 curiosità sulle cascate di Iguazu

    Arcobaleno sulle cascate di Iguazu visto da un belvedere in una giornata limpida
    Photo: paulobaqueta

    I due parchi nazionali: accesso, biglietti e regole

    Le cascate stanno a cavallo di un confine internazionale, quindi ogni parco ha la sua gestione, con mandati governativi separati. Risultato: un biglietto comprato su un lato non ti fa entrare sull'altro.

    Dimenticarlo è uno degli errori più frequenti tra i visitatori. Metti in conto un ingresso separato per ciascun parco: ognuno ha i suoi orari, le sue tariffe e le sue regole.

    Parco Nazionale dell'Iguaçu (Brasile)

    Con i suoi 169.695 ettari nello stato del Paraná, il parco brasiliano è nato nel 1939, è stato ampliato nel 1944 e nel 1981 ed è diventato Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 1986. Lo gestisce l'ICMBio, mentre i servizi ai visitatori sono affidati in concessione a Urbia Cataratas.

    Nel 2026 l'ingresso costa R$ 134 per i visitatori stranieri e R$ 121 per brasiliani e cittadini del Mercosur. I residenti dei 14 comuni circostanti hanno un pass comunitario da R$ 26. I prezzi possono cambiare: controlla le tariffe aggiornate sui canali ufficiali prima di partire.

    Nei giorni feriali si entra dalle 9 alle 16; nei fine settimana e nei festivi si apre mezz'ora prima, alle 8:30. Una volta dentro, puoi restare fino alle 17:30, qualunque sia l'orario d'ingresso.

    I biglietti si comprano di preferenza online, sul sito ufficiale del Parco Nazionale dell'Iguaçu. In alta stagione conviene davvero prenotare data e fascia oraria già al momento dell'acquisto.

    Coati che si pulisce sulla ringhiera di una passerella, con le cascate di Iguazu e il fiume sullo sfondo
    Photo: hansgertbroeder

    Parco Nazionale dell'Iguazú (Argentina)

    Il parco argentino si estende su 67.000 ettari nella provincia di Misiones. Istituito nel 1934 e riconosciuto dall'UNESCO nel 1984, è gestito dall'Administración de Parques Nacionales insieme al concessionario Iguazú Argentina.

    È aperto tutti i giorni dalle 8 alle 18 (ultimo ingresso alle 16:30). Le tariffe sono in pesos argentini e variano per fasce in base alla nazionalità: ai turisti internazionali si applica la tariffa piena.

    Sul lato argentino c'è una regola da tenere presente quando fai il programma: il secondo giorno consecutivo costa il 50% del biglietto, a patto di farlo convalidare prima di uscire il primo giorno, entro 72 ore.

    Cosa fare alle cascate di Iguazu

    La passerella principale richiede mezza giornata, ma visitare le cascate di Iguazu in Brasile significa anche gite in barca da brivido, sentieri nella foresta, ingressi all'alba e di notte, un'enorme diga idroelettrica e un monumento che unisce tre Paesi. Qui sotto trovi le principali.

    Piccola barca sul fiume Iguazu vista dall'alto tra le foglie della foresta
    Photo: Fermin Rodriguez Penelas

    La Trilha das Cataratas e il belvedere della Gola del Diavolo

    La Trilha das Cataratas è un sentiero di 1,4 chilometri lungo il bordo del canyon. Curva dopo curva, ti mette davanti il panorama per cui sono famose le cascate di Iguazu sul lato brasiliano: i salti che si aprono lungo la gola, sempre più vicini e più fragorosi.

    Il sentiero sbuca sulla passerella sospesa sul fiume, faccia a faccia con il salto principale: la Gola del Diavolo di Iguazu. Si chiude con un ascensore panoramico che sale a Porto Canoas. Il percorso è asfaltato, senza gradini e completamente accessibile, e gli autobus interni arrivano direttamente all'ascensore.

    Viaggiatrice in piedi sulle rocce ai piedi dei salti delle cascate di Iguazu
    Photo: Belmond Hotel das Cataratas

    Macuco Safari

    Tra le scelte preferite da chi visita le cascate di Iguazu in Brasile, il Macuco Safari ti porta in barca fin sotto i getti delle cascate.

    Si svolge in tre fasi: 2 chilometri nella foresta a bordo di un veicolo elettrico, una camminata di 600 metri con guida bilingue e infine la barca: circa 25–30 minuti sul fiume Iguazu, fin sotto i salti.

    Calcola due ore in tutto e preparati a bagnarti fino alle ossa. Le barche partono ogni 20 minuti senza prenotazione, ma l'ingresso al parco si paga a parte. Per fotocamere e telefoni ti danno sacche impermeabili; i vestiti che hai addosso, invece, si bagneranno comunque: porta un cambio.

    Gita in barca con passeggeri in giubbotto di salvataggio diretti verso gli spruzzi delle cascate di Iguazu
    Photo: Christian Edelmann

    Sentieri escursionistici

    Quasi nessuno lascia la passerella principale, e così il resto del parco resta tranquillo. Se cerchi un'immersione vera nella natura, il sentiero del Poço Preto corre per 9,6 km a tratta nel cuore della Foresta Atlantica, fino al fiume Iguazu. Si fa a piedi o in bici ed è la tua occasione migliore per avvistare la fauna locale, coati a parte.

    Meritano una visita anche quelli più brevi: il Caminho das Bananeiras (1,3 km fino a una piattaforma sulla riva), il Circuito São João (1,9 km tra cascate e una vecchia centrale elettrica) e la Trilha da Canafístula (2,2 km, il più ombreggiato).

    Passerella su un torrente roccioso nella Foresta Atlantica, tra radici e felci
    Photo: Daniel Miller

    Alba, tramonto e luna piena

    A Foz do Iguaçu, se cerchi l'esperienza che vale di più, punta sulle visite a orario speciale del parco, a posti limitati.

    Chi si alza presto può fare il tour all'alba ed entrare sulla passerella prima dell'apertura al pubblico, colazione inclusa. Con la versione al tramonto, invece, entri in esclusiva a fine giornata e puoi aggiungere l'osservazione delle stelle.

    Il tour della luna piena si svolge circa cinque notti al mese dopo il tramonto e può regalarti un arcobaleno lunare (un arcobaleno notturno negli spruzzi). Gli ospiti del Belmond Hotel das Cataratas, l'unico hotel all'interno del Parco Nazionale dell'Iguaçu, hanno accesso esclusivo alle passerelle prima e dopo l'orario pubblico.

    👉 Scopri l'avventura: 3 giorni – Viaggio di lusso alle Cascate di Iguazú, Brasile

    Viaggiatrice che guarda il tramonto sulle cascate di Iguazu da un belvedere
    Photo: Joel Carillet

    Parque das Aves

    Dall'altra parte della strada, di fronte all'ingresso del parco, c'è il Parque das Aves, il più grande parco ornitologico dell'America Latina: un vero centro di conservazione, non una semplice attrazione turistica. Aperto nel 1994 su 16 ettari di foresta, ospita più di 1.300 uccelli di oltre 150 specie. Si occupa soprattutto delle specie minacciate della Foresta Atlantica e degli animali salvati che non possono tornare in natura.

    Il segreto è nel progetto: nelle voliere percorribili entri nel recinto e ti ritrovi tra tucani, are e colibrì che ti volano intorno.

    Calcola circa due ore per il Parque das Aves. Sta a cinque minuti dall'ingresso principale del parco, quindi abbinarlo a una mattinata alle cascate è facilissimo. Per le famiglie con bambini è l'attività numero uno a Foz do Iguaçu.

    Tucano toco con il grande becco arancione posato su una roccia nella foresta

    Il lato argentino

    Le cascate di Iguazu sul lato argentino le vivi camminando tra i salti, non di fronte, e ci vuole una giornata intera. Ecco cosa comprende il biglietto:

    • Circuito Superior: 1.755 metri lungo la sommità delle cascate, senza un solo gradino, circa un'ora.
    • Circuito Inferior: 2.900 metri in discesa verso il fiume, circa 90 minuti, con accesso al molo per le gite in barca argentine.
    • Tren Ecológico de la Selva: incluso nel biglietto. Prima partenza alle 8:30, poi ogni 30 minuti; l'ultima corsa verso la stazione della Gola del Diavolo parte alle 15:30.
    • Passerella della Gola del Diavolo: la raggiungi con il trenino; attraversa l'alto corso del fiume Iguazu e arriva fino all'orlo del salto principale. È la prima passerella a chiudere quando il fiume si alza.
    • Sendero Verde e Sendero Macuco: due sentieri nella foresta del Parco Nazionale dell'Iguazú, entrambi percorribili senza guida.
    • Centro visitatori Yvyrá Retá e Territorio Yaguareté: gli spazi espositivi del parco; il secondo è dedicato alla conservazione del giaguaro.
    Cascata nascosta tra gli alberi lungo un sentiero nella foresta vicino alle cascate di Iguazu
    Photo: Ignacio Saenz Valiente

    Oltre le cascate: la diga di Itaipu e il Marco das Três Fronteiras

    Foz do Iguaçu è famosa anche per l'imponente diga di Itaipu. Ha una potenza installata di 14.000 MW, distribuiti su 20 unità generatrici. Nel 2016 ha fissato il record mondiale di produzione annua, con 103,1 milioni di MWh, e dal 1984 a oggi ha prodotto oltre 3 miliardi di MWh.

    Puoi salire sul bus a due piani dell'Itaipu Panorâmica fino ai belvederi (circa 2,5 ore) oppure scegliere l'Itaipu Especial per entrare nella centrale e vedere la sala di controllo e le turbine.

    Un'altra tappa è il Marco das Três Fronteiras (il monumento delle Tre Frontiere), nel punto esatto in cui l'Iguazu confluisce nel Paraná e si incontrano Brasile, Argentina e Paraguay: tre Paesi visibili da un solo punto, ognuno con il suo obelisco. È aperto da martedì a domenica, dalle 14 alle 21, con spettacoli culturali dalle 18:15.

    Monumento delle Tre Frontiere con le bandiere di Paraguay, Argentina e Brasile
    Photo: jimfeng

    Cosa mettere in valigia

    Quando visiti le cascate di Iguazu, in Brasile o in Argentina, bagnarti fa parte dell'esperienza. La lista qui sotto vale per entrambi i lati del confine e per tutte le stagioni:

    • Giacca impermeabile o poncho (nel parco li vendono, ma meglio portarne uno tuo).
    • Abbigliamento ad asciugatura rapida e un cambio completo per i giorni del Macuco Safari.
    • Scarpe da camminata comode e con buona aderenza, oltre a sandali o scarpe che si possano bagnare.
    • Custodia impermeabile per il telefono o sacca stagna.
    • Crema solare e cappello (le passerelle sono lunghe e in gran parte senza ombra).
    • Repellente per insetti.
    • Borraccia riutilizzabile.
    • Qualche capo leggero da sovrapporre tra giugno e agosto, quando le minime scendono a 10 °C.
    • Documento d'identità con foto o passaporto per il lato argentino (documento fisico, non una foto sul telefono).
    • Contanti (reais per il Brasile e pesos per l'Argentina).

    Quanti giorni servono alle cascate di Iguazu?

    Per la maggior parte dei viaggiatori, tre giorni e due notti sono la misura giusta. Hai una giornata intera per il lato argentino, mezza giornata per quello brasiliano e un margine comodo sugli orari dei voli, così eventuali ritardi non ti scombinano l'itinerario.

    Due giorni sono stretti, ma si può fare. Appena. La passerella brasiliana si percorre in circa due ore e ci sta tranquillamente in una giornata insieme al Parque das Aves o al Macuco Safari. Aggiungere le cascate di Iguazu in Argentina a un viaggio di due giorni, però, significa correre tra passaggi di frontiera, quasi 7 chilometri a piedi e rientri a orari stretti: le cascate le vedi, ma tutto sa di corsa.

    Con quattro o cinque giorni il viaggio si apre davvero. Il tempo in più fa spazio al sentiero del Poço Preto, a Itaipu, al Marco das Três Fronteiras al tramonto, a un secondo giorno in Argentina e, se il calendario è dalla tua parte, al tour della luna piena. E ti lascia margine per spostare un programma quando il meteo o il fiume non collaborano: a Iguazu vale più di quanto sembri.

    👉 Scopri il viaggio: Tour cascate di Iguazu: Viaggio privato ed economico di 3 giorni in Brasile

    Visitare le cascate di Iguazu in Brasile con PlanetaEXO

    Ora che hai un quadro completo su come raggiungere le cascate di Iguazu, il periodo migliore per la visita, i dettagli sui biglietti e la durata ideale del soggiorno, non ti rimane che pianificare il tuo itinerario perfetto.

    PlanetaEXO è una piattaforma di ecoturismo specializzata in tour alle cascate di Iguazu. Lavoriamo con i migliori operatori locali di Foz do Iguaçu e pensiamo noi a transfer, biglietti su entrambi i lati del confine e tempistiche: a te resta solo da goderti il viaggio. Contattaci subito!

  • Giaguaro con radiocollare che attraversa un prato aperto, con un veicolo da safari sfocato sullo sfondo

    10 curiosità su Onçafari, il progetto brasiliano che protegge il giaguaro

    Il fondatore, il metodo pionieristico, i risultati con giaguari e lupi dalla criniera, e come vedere e sostenere il lavoro di Onçafari in Brasile

    Onçafari è un’organizzazione non profit brasiliana che protegge giaguari, lupi dalla criniera e gli ambienti in cui vivono. È nata nel 2011 in una fazenda del Pantanal dove i giaguari si vedevano appena qualche volta l’anno, e oggi gestisce 20 basi di conservazione in 4 biomi brasiliani.

    Il suo modello arriva dall’Africa: se i viaggiatori pagano per vedere gli animali selvatici, chi vive sul posto ha un motivo per proteggerli. È un’idea che ha portato il fondatore, un ex pilota automobilistico, fino al palco di Davos. Vuoi capire come funziona questo approccio alla tutela della fauna in Brasile?

    La squadra di Onçafari attorno a una Land Rover Defender con un giaguaro giallo dipinto sulla fiancata

    PlanetaEXO, piattaforma di ecoturismo specializzata in tour nel Pantanal, ha selezionato per te 10 curiosità su Onçafari. Scoprile qui sotto!

    1. L’abituazione degli animali in Brasile

    Il metodo di Onçafari arriva dal Sudafrica, più precisamente da Londolozi, dove una proprietaria terriera ha seguito una femmina di leopardo per 3 anni, finché l’animale non si è abituato alle auto. I suoi cuccioli hanno ereditato quella tranquillità, e la riserva è diventata uno dei luoghi di riferimento per avvistare leopardi ogni giorno.

    Onçafari ha portato in Brasile questa tecnica, chiamata abituazione, con un progetto pilota nel Pantanal, e l’ha sviluppata insieme al CENAP/ICMBio, il centro federale di ricerca sui carnivori. L’obiettivo? Far capire ai giaguari che i veicoli del safari non sono una minaccia, così continuano la loro vita sotto gli occhi di tutti.

    Serve moltissima pazienza. Secondo National Geographic Brasil, all’inizio i ricercatori restavano a oltre 200 metri di distanza, e un biologo ha impiegato 9 mesi per avvicinarsi in sicurezza fino a 12 metri. Il vantaggio è che il lavoro dura nel tempo: le madri trasmettono l’abituazione ai loro cuccioli.

    Abituazione non vuol dire addomesticamento. Gli animali restano completamente selvatici e liberi, non ricevono cibo né ricompense dalle persone e semplicemente smettono di reagire alle auto. Ad agosto 2018 Onçafari ha iniziato a usare lo stesso metodo con il lupo dalla criniera, alla Pousada Trijunção.

    Giaguaro dagli occhi chiari che osserva dalla vegetazione fitta

    2. Il fondatore è un ex pilota automobilistico

    Prima dei giaguari, nella vita di Mario Haberfeld c’erano le corse. Campione britannico di Formula 3 nel 1998, ha poi corso in Formula 3000 fino al 2002 e nel 2003 è passato alla Champ Car.

    Poi è arrivata la svolta verso la natura. Ad agosto 2011 Haberfeld ha lanciato Onçafari al Caiman Ecological Refuge, fazenda e lodge di 53.000 ettari vicino a Miranda, nel Pantanal sud. Il nome unisce onça (giaguaro in portoghese) e safari.

    I primi traguardi non si sono fatti attendere: a ottobre 2011 il team ha messo il primo collare GPS a una femmina di giaguaro, Chuva, e a maggio 2013 ha trovato la prima tana, con i 3 cuccioli di una femmina chiamata Esperança. Ad aprile 2018 il Caiman aveva già registrato il suo centesimo giaguaro.

    Mario Haberfeld con la maglietta di Onçafari davanti alla Land Rover Defender nera del progetto

    3. Il fondatore di Onçafari è stato nominato Innovatore sociale dell’anno a Davos

    Il 20 gennaio 2026, alla riunione annuale del World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Mario Haberfeld è stato nominato Innovatore sociale dell’anno. Era uno dei 21 leader mondiali premiati dalla Schwab Foundation for Social Entrepreneurship.

    Nel suo discorso Haberfeld ha ricordato che 5 dei 10 rischi globali indicati nell’ultimo rapporto del Forum sono ambientali. Pochi mesi prima aveva vinto in Brasile il Prêmio Empreendedor Social 2025, promosso dalla Folha de S. Paulo insieme alla Schwab Foundation.

    Non era il primo riconoscimento. A giugno 2025, a Londra, Haberfeld aveva ricevuto il premio Unsung Hero della Latin American Travel Association (LATA).

    Mario Haberfeld con l’attestato di imprenditore sociale dell’anno 2026 sul palco del World Economic Forum

    4. Onçafari opera in 4 dei 6 biomi del Brasile

    Dal Pantanal il progetto si è allargato: Foresta Atlantica nel 2016, Amazzonia nel 2017, Cerrado nel 2018. La base nel Cerrado è la Pousada Trijunção, proprio nel punto in cui si incontrano gli stati di Bahia, Goiás e Minas Gerais.

    La missione è conservare la biodiversità del Brasile proteggendo le aree naturali e sostenendo le comunità locali. In concreto significa creare grandi corridoi ecologici che ricollegano habitat frammentati, coordinati da 20 basi di conservazione: lo ha spiegato Haberfeld nel discorso tenuto a Davos nel 2026.

    E non si ferma ai confini. Con l’iniziativa Jaguar Rivers collabora con organizzazioni di Argentina, Paraguay e Bolivia, mentre in Brasile ha in programma di arrivare in altri 2 biomi: la Pampa e la Caatinga.

    5. L’ecoturismo finanzia il lavoro di conservazione

    Per Onçafari l’ecoturismo è la colonna portante, un modello di turismo sostenibile in Brasile che si regge su un’idea semplice: un giaguaro che i viaggiatori possono vedere vale molto di più da vivo del bestiame che potrebbe predare. Così anche gli allevatori hanno un motivo per proteggerlo.

    Secondo il progetto, in un periodo di 2 anni il 100% degli ospiti del Caiman ha visto almeno un giaguaro, e dal 2011 l’occupazione del lodge è cresciuta del 580%. Uno studio del 2017 ha stimato che il turismo legato al giaguaro nel Pantanal nord genera 6,8 milioni di dollari USA l’anno, contro circa 121.500 dollari USA di perdite di bestiame.

    Quel reddito crea posti di lavoro e nuove professioni. Alcuni lavoratori delle tenute, che un tempo consideravano il giaguaro un animale nocivo, oggi fanno le guide: un esempio chiaro di come l’ecoturismo in Brasile possa trasformare un predatore minacciato in una risorsa per il territorio.

    👉 Leggi anche: 3 modi in cui l’ecoturismo nel Pantanal protegge la fauna selvatica

    6. Puoi partecipare ai safari di Onçafari al Caiman e alla Pousada Trijunção

    Sono solo 2 i lodge in cui il team di Onçafari guida direttamente i safari: il Caiman Ecological Refuge, nel Pantanal, e la Pousada Trijunção, nel Cerrado. PlanetaEXO propone viaggi in entrambi, con pensione completa e attività guidate di osservazione della fauna nelle stesse aree in cui lavorano i ricercatori del progetto.

    Il Safari di lusso nel Pantanal al Caiman Ecological Refuge dura 4 giorni e 3 notti e parte da Campo Grande, a 236 km, con transfer privato. Le uscite in fuoristrada partono di primo mattino e nel tardo pomeriggio, e puoi aggiungere un safari con il team di Onçafari come extra facoltativo. Il periodo migliore va da maggio a ottobre, nella stagione secca.

    Il viaggio Pousada Trijunção: tour nel Cerrado brasiliano dura 5 giorni e 4 notti, e qui Onçafari fa parte dell’itinerario. Il terzo giorno esci prima dell’alba con il team del progetto a cercare lupi dalla criniera, poi visiti il Parco Nazionale Grande Sertão Veredas (230.000 ettari). Come con qualsiasi animale selvatico, gli avvistamenti non sono garantiti, ma hai ottime probabilità.

    Sentiero di pietra in un giardino del Cerrado che porta alla veranda con amaca della Pousada Trijunção

    7. Oltre all’ecoturismo, Onçafari lavora su altri 7 fronti

    Degli 8 fronti di Onçafari, l’ecoturismo è solo uno. Gli altri 7 coprono ciascuno un aspetto diverso della conservazione:

    La squadra di Onçafari applica un radiocollare GPS a un giaguaro sedato sul campo

    • Scienza: con collari GPS/VHF a sgancio automatico e fototrappole, finora i ricercatori hanno applicato 50 collari e campionato 32 giaguari.
    • Educazione: incontri per comunità, aziende e scuole, oltre al supporto sul campo per il documentario della BBC Jaguars: Brazil’s Super Cats, narrato da David Attenborough.
    • Reintroduzione: 3 centri di riabilitazione con 7 recinti, in Amazzonia e nel Pantanal.
    • Sociale: laboratori di artigianato, orti agroecologici e attività con circa 100 persone del popolo Boe Bororo, nella Terra Indigena Perigara.
    • Foreste: 4 aree protette per oltre 66.000 ettari, create su terreni ceduti da donatori.
    • Prevenzione degli incendi: attrezzature e formazione per le brigate antincendio, oltre al secondo piano di gestione integrata del fuoco su terreni privati in Brasile.
    • Politiche pubbliche: leggi ambientali più forti, tra cui un rifugio che protegge 200 km del fiume São Benedito, e la campagna contro il traffico di animali Sou Amigo da Fauna.

    8. Giaguaro e lupo dalla criniera: le specie al centro del lavoro di Onçafari

    Giaguaro

    Terzo felino più grande al mondo dopo tigre e leone, il giaguaro (Panthera onca) è il più grande delle Americhe. Secondo Onçafari, il Brasile ospita circa il 50% dei giaguari rimasti, e il Pantanal registra le densità più alte del pianeta.

    Lo stato di conservazione del giaguaro cambia molto se passi dal quadro globale a quello locale. Per la IUCN la specie è quasi minacciata, per il Brasile è vulnerabile. In alcune regioni, però, parlare di giaguaro in via di estinzione non è un’esagerazione: nella Caatinga e nella Foresta Atlantica ne restano meno di 300, e nella Pampa non c’è più dal 1952.

    Dal 2011 Onçafari ha identificato oltre 300 giaguari e registrato più di 3.400 avvistamenti. Solo al Caiman si è passati dal 50° giaguaro censito nel 2016 al 150° nel 2020.

    👉 Leggi anche: Qual è il posto migliore per vedere il giaguaro del Pantanal?

    Viaggiatori su un veicolo da safari osservano un giaguaro sdraiato su un ramo nel Pantanal

    Lupo dalla criniera

    Il lupo dalla criniera (Chrysocyon brachyurus) è il canide selvatico più grande del Sud America: è alto circa 90 cm al garrese e arriva a 36 kg. Si nutre in gran parte di lobeira (la “mela del lupo”) e ne sparge i semi in tutto il Cerrado. Ne restano circa 17.000 adulti, oltre il 90% dei quali in Brasile.

    A Trijunção Onçafari ha messo il primo collare a un lupo dalla criniera a dicembre 2018, e nel 2019 ha trovato la prima tana. Insieme al Ministero dell’Ambiente brasiliano lavora anche per evitare che i lupi muoiano annegati nei canali di irrigazione.

    Primo piano di un lupo dalla criniera, orecchie grandi e manto rossiccio, sullo sfondo di erba secca

    Altre specie

    Onçafari monitora anche altri 32 mammiferi, tra cui puma, ocelot, tapiro, lontra gigante, formichiere gigante e cervo delle paludi.

    Nel 2018 il team ha documentato Una, il primo giaguaro nero identificato nei dintorni di Trijunção. Nel 2026, insieme a Embrapa Pantanal, è toccato al cervo delle paludi melanico.

    👉 Leggi anche: 15 animali del Pantanal e la sua fauna selvatica

    9. Onçafari ha stabilito un primato mondiale nella reintroduzione del giaguaro

    Il risultato più noto di Onçafari è cominciato con 2 orfane. Le sorelle Isa e Fera, salvate nel 2014 e liberate nel Pantanal nel 2016, sono diventate i primi giaguari al mondo reintrodotti con successo in natura. Nel 2018 Isa ha dato alla luce Aurora, la prima cucciola nata da un giaguaro reintrodotto.

    Da lì il programma di reintroduzione del giaguaro ha continuato a crescere. Nel 2019 le sorelle Pandora e Vivara sono state liberate in Amazzonia, e Jatobazinho, un maschio curato nel centro del progetto, è stato trasferito in Argentina. Lì è diventato padre dei primi cuccioli di giaguaro nati in natura nel Parco Nazionale Iberá in 70 anni.

    Un altro successo porta il nome di Esperança, una delle prime femmine seguite dal team: nel 2018 ha visto nascere la sua pronipote Shiva. La prova che l’abituazione si tramanda di generazione in generazione.

    Impronta di zampa di giaguaro nella sabbia, larga quanto la mano aperta posata accanto

    10. Puoi adottare un giaguaro o un lupo dalla criniera

    Uno dei modi più diretti per sostenere Onçafari è adottare un animale. Adotta un giaguaro o un lupo dalla criniera: per 1 anno potrai seguirne la vita in natura e, intanto, finanzierai la ricerca e la protezione che ci stanno dietro.

    Un’altra opzione è Amigo da Onça, un contributo mensile a partire da R$ 20. Inoltre, ogni acquisto nel negozio online ufficiale finanzia direttamente il progetto. Puoi anche donare tramite Pix, ricordare il progetto nel tuo testamento o chiedere agli amici di fare una donazione al posto di un regalo.

    Se vivi fuori dal Brasile, c’è Onçafari International: accetta donazioni una tantum o ricorrenti e ha un suo programma Adopt a Jaguar.

    Anche viaggiare è un modo per aiutare: ogni ospite del Caiman o della Pousada Trijunção contribuisce a finanziare questo modello.

    👉 Leggi anche: 5 progetti di conservazione del Pantanal con un impatto reale

    Giaguaro disteso su un ramo grosso, la testa sulle zampe, che guarda l’obiettivo

    Visitare i progetti di Onçafari con PlanetaEXO

    Ora che sai come Onçafari ha trasformato giaguari e lupi dalla criniera in buoni motivi per proteggere il territorio, è il momento di vederli con i tuoi occhi, in natura!

    PlanetaEXO è una piattaforma di ecoturismo specializzata in safari e fauna selvatica in Brasile. Lavoriamo con i migliori operatori locali e il nostro team ti aiuta a creare un’esperienza su misura, senza lo stress dell’organizzazione. Contattaci ora!

  • Cavalli attraversano l'acqua bassa all'alba nel Pantanal

    Emozionante, comodo, divertente: il viaggio in famiglia di Sally nel Pantanal Sud

    Una famiglia britannica, quattro giorni in una fazenda di bestiame ancora in attività sul fiume Aquidauana, raccontati da Sally con le sue parole

    Sally Heal ha 48 anni ed è un'insegnante di un piccolo villaggio nel cuore dell'Inghilterra, anche se oggi passa quasi tutto il tempo a formare altri insegnanti. Sua figlia viveva in Cile da un anno e aveva già visitato il Brasile con alcuni amici.

    Durante l'inverno cileno la famiglia cercava un po' di caldo. Così Sally, il marito e i due figli ormai grandi (20 e 22 anni) hanno scelto il Brasile. Avevano pensato anche al Costa Rica, ma costi più alti, voli complicati e piogge li hanno portati altrove. Per loro era il primo viaggio in Brasile e il secondo in Sud America.

    Il viaggio è cominciato a Rio de Janeiro, che ha conquistato tutta la famiglia, e a Ilha Grande. Poi un volo verso ovest, fino a Campo Grande. L'obiettivo? Vedere animali e piante, e capire com'è davvero il Brasile lontano dalle città. Per poco non sono andati in Amazzonia, ma alla fine hanno scelto il Pantanal, la zona umida che si estende per 210.000 km² tra Mato Grosso e Mato Grosso do Sul. Il marito lo voleva fin dall'inizio.

    A fine agosto 2026 la famiglia ha passato quattro giorni alla Pousada Aguapé, un lodge sulle rive del fiume Aquidauana, con un tour del Pantanal da Campo Grande organizzato da PlanetaEXO, con una guida locale al seguito. Ecco la sua storia. Buona lettura!

    Sally e la sua famiglia a cavallo, con il casco, nella fazenda del Pantanal

    Una fazenda di bestiame vera, non un hotel a cinque stelle

    Sally si aspettava un lodge molto semplice. Aveva ragione a metà. «Era essenziale, ma molto più grande di quanto pensassi e molto più comodo», racconta. La doccia era meglio di come se l'era immaginata, e fuori dalla camera c'era spazio per stendere la roba ad asciugare e sedersi all'ombra.

    La Pousada Aguapé si trova in una fazenda tradizionale che appartiene alla stessa famiglia da più di 150 anni: 15 camere, una piscina e un'area con le amache. Per Sally, il bello era proprio la semplicità. «Non voglio andare nel Pantanal e stare in un posto che sembra un hotel a cinque stelle. A quel punto, tanto vale andare in un cinque stelle da un'altra parte.»

    Voleva il Pantanal nella sua forma più autentica. «Gli armadilli che passeggiano nel ristorante, gli uccelli che si posano sulla terrazza mentre mangi, i tucani che ti volano sopra la testa e le are che fanno il nido accanto a te mentre sei in piscina… Era davvero fantastico.»

    Un pantaneiro conduce una mandria di bovini nella polvere del Pantanal

    La fazenda è ancora un'azienda agricola in piena attività. A Sally piaceva un sacco guardare i pantaneiros (i cowboy locali) «con le loro selle personali e il coltello infilato dietro nei pantaloni», perfettamente a loro agio tra i cavalli. Un altro modo di vivere, senza dubbio, ma sincero e quasi poetico.

    👉 Leggi anche: Dove dormire nel Pantanal? Lodge e fazenda in Brasile

    La guida che si è seduta a un altro tavolo

    Il primo ricordo che Sally ha di Bruno, la guida della famiglia, non riguarda gli animali. Sono arrivati al lodge giusto in tempo per il pranzo, e lui è andato a sedersi a un altro tavolo. «Non dava per scontato che volessimo stare con lui, finché non l'abbiamo invitato a mangiare e chiacchierare con noi. Rispettava molto il fatto che quella fosse la nostra vacanza, e l'ho trovata una cosa davvero carina.»

    Poi è arrivata la fauna selvatica, e lì si è visto che occhio aveva. Il primo animale avvistato è stato un nandù, il grande uccello che non vola e che i brasiliani chiamano ema. Bruno l'ha riconosciuto all'istante, e ha capito perfino che era una femmina. Da lì in poi, di ogni uccello sapeva dire la specie e, spesso, anche l'età.

    La guida della famiglia accanto al camioncino aperto da safari

    Sul fiume Bruno non staccava mai e continuava a scovare animali. Colpita, Sally gli ha chiesto come facesse anche solo a vederli. La risposta: sapeva cosa cercare, bastava un piccolo movimento. E azzarda perfino una cifra. «Non avremmo visto l'80% di quello che abbiamo visto se Bruno non ce lo avesse indicato.»

    Bruno e il pilota della barca lavoravano in coppia, manovrando in modo che tutti avessero la visuale e la foto migliori. Davanti alle scimmie urlatrici, Rafael, del team del lodge, ha provato a imitarne il verso, e il figlio di Sally l'ha trovato esilarante. Bruno è stato al gioco. «È una sua malattia. Dobbiamo solo assecondarlo e lasciargli fare quei versi», ha scherzato.

    👉 Leggi anche: 15 animali del Pantanal e la sua fauna selvatica

    Formichieri, tucani e una lucertola molto sazia

    La prima uscita in barca è cominciata con una bella prova per i nervi: un caimano sdraiato proprio davanti alla barca. Un membro della famiglia (abbiamo promesso di non dire chi) era terrorizzato. Le guide ne hanno fatto un tormentone, e anche una lezione: i caimani non vogliono avere niente a che fare con le persone. «Basta fare “sciò, sciò” e andargli incontro: scappano via», spiega Sally.

    Da lì gli avvistamenti si sono moltiplicati. I tucani volavano intorno alla piscina, mentre armadilli, formichieri, nandù e capibara spuntavano in una quantità che Sally non aveva mai visto.

    Una scoperta le è rimasta impressa: un uovo di nandù, già vuoto, con la lucertola che l'aveva mangiato ancora distesa lì accanto. «Era lì sdraiata, piena e sazia, con un uovo vuoto vicino», ricorda. «Non è una bella scena, ma in un certo senso è stato forte.»

    Formichiere gigante che si nutre nella prateria aperta

    L'unico animale che non si è mai fatto vedere è stato il giaguaro. La consolazione è arrivata più tardi, da una famiglia ungherese conosciuta durante le uscite in barca. Loro hanno proseguito verso il Pantanal Nord e hanno mandato a Sally «foto e video incredibili di giaguari, perché ne hanno visti tantissimi».

    Buono a sapersi: le probabilità migliori di vedere il giaguaro sono nel Pantanal Nord, mentre il Sud dà il meglio con gli animali delle grandi tenute di allevamento, come quelli visti da Sally. In entrambe le regioni, la stagione secca, da luglio a ottobre, concentra gli animali intorno all'acqua che resta.

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    Il cavallo più grande per la cavallerizza più minuta

    Sally non era mai salita a cavallo. «Metteva parecchia soggezione. E a me hanno dato il cavallo più grande, che sono alta appena 1,57 m.» Il motivo l'ha scoperto dopo: era il cavallo più anziano e più tranquillo della fazenda.

    La cavalcata è diventata l'attività preferita della famiglia. «Credo sia stata la nostra giornata migliore», dice Sally. La guida che li accompagnava era «fantastica, davvero spassosa» e continuava a far andare un po' più svelti i cavalli di suo figlio e sua figlia, «giusto per farli uscire dalla loro zona di comfort e farsi una risatina con loro». E a un certo punto il percorso entrava dritto nell'acqua.

    Vista dalla sella mentre i cavalli attraversano la prateria allagata
    Photo: Pousada Aguapé

    Di quella cavalcata Sally apprezza soprattutto il modo in cui le ha fatto vivere il paesaggio. «Ti avvicini agli animali e all'ambiente, e ti senti dentro, non chiusa in un'auto. In macchina c'è sempre una certa distanza da quello che stai vivendo, mentre a cavallo è tutta un'altra cosa.»

    E poi c'era la soddisfazione: «Alla fine sento di aver fatto qualcosa che nel Regno Unito non avrei mai fatto», riflette.

    Caipirinha, dolci e sei tatuaggi alla frutta

    Il cibo del lodge, per usare la parola di Sally, era «eccezionale». Con due figli grandi e affamati e «un marito che adora la carne», la quantità contava quanto la qualità, e il lodge ha garantito entrambe. La sorpresa è stata il dessert: torte e dolci al cucchiaio diversi da tutto quello che si trova nel Regno Unito.

    Il cuoco della pousada affetta la carne alla griglia su un tagliere

    La lingua non è mai stata un ostacolo alle risate. «Loro erano curiosi di noi, noi eravamo curiosi di loro», dice. «Lo definirei uno sfottò bonario, solo che passava quasi più dai gesti che dalle parole.»

    Una sera Rosana, che lavora al bar, ha ceduto il bancone a Sally, che ha preparato le caipirinha per tutti. «Ballavamo e cantavamo, ed è stato davvero divertente.» Dietro c'era anche un piano. «Volevo imparare a farle, così da poterle preparare una volta tornata a casa.»

    Il souvenir più insolito è arrivato da Rafael, un'altra guida del lodge. La famiglia aveva notato un tatuaggio temporaneo sul suo braccio e gli aveva chiesto cosa fosse. Lui si è offerto di farne di uguali anche a loro, con un mix di carbone e succo di frutta che va via piano piano nel giro di diverse settimane. Sally se n'è fatti fare sei. Quando l'abbiamo sentita, ne restava solo uno, sulla mano che non lavava quasi più. Il perché? Lo scopri nel prossimo capitolo.

    Un dito rotto e un team che non si è fatto prendere dal panico

    L'incidente è arrivato nel momento meno avventuroso del viaggio. Dopo cavalcate, escursioni e uscite in barca, Sally stava giocando a pallavolo in piscina con il figlio quando la palla «mi ha preso male». Il dito era completamente rotto.

    «Nessuno poteva prevederlo. Non è stata colpa di nessuno», sottolinea. «Pensi a tutto quello che abbiamo fatto, le cavalcate, le escursioni, e poteva succedere di tutto. E invece no. È successo in un momento di puro relax.»

    Ed è successo lontano da tutto. «Eravamo in un punto piuttosto isolato del Pantanal, praticamente in mezzo al nulla, e poteva essere un disastro totale.» L'ospedale più vicino era a circa un'ora di strada sterrata. Chi gestisce il lodge ha accompagnato Sally in auto, ha badato a lei e ha tradotto tutto. Anche Bruno è stato di grande aiuto in ospedale. «E poi erano tutti molto calmi. Nessuno è andato nel panico, e questo mi ha fatto davvero piacere.»

    I figli sono rimasti al lodge e hanno continuato con le attività. «Quando sono tornata si erano divertiti un sacco», racconta. «[Lo staff] ha trasformato quello che poteva essere un incubo in una giornata piacevolissima per i miei figli e si è preso cura di me benissimo, ma davvero benissimo. Gliene sono davvero grata.»

    Sally con mano e braccio fasciati dopo l'ospedale

    L'infortunio ha comunque accorciato il viaggio. Il programma prevedeva un paio di giorni a San Paolo e poi le cascate dell'Iguazú. Sally invece è rientrata prima a casa con il figlio, mentre il marito e la figlia sono tornati in Cile a sciare.

    Il Brasile è sicuro? La risposta sincera di Sally

    Prima della partenza, diverse persone avevano avvertito la famiglia che Rio de Janeiro e San Paolo potevano essere pericolose. Sally ha trovato tutt'altro. «Non mi sono mai sentita in pericolo. Non mi sono mai sentita a disagio. È stata una sorpresa, ma piacevole.»

    Ha una teoria sul perché, e dice tanto di chi viaggia quanto del Paese. «Quando viaggio mi aspetto sempre che le persone siano calorose, accoglienti e gentili. E credo che in parte dipenda da come ti comporti da ospite nel Paese di qualcun altro. Spesso è il tuo comportamento a decidere come vieni accolto.»

    Nel Pantanal il calore umano è arrivato con una buona dose di umorismo. «Anche se non parli la lingua, lo staff del lodge era così gentile e così divertente», racconta Sally, soddisfatta del servizio ricevuto dalla sua famiglia.

    I consigli di Sally per un primo viaggio nel Pantanal

    Il suo primo consiglio è stato diretto: «Vai con PlanetaEXO.» Le ragioni sono pratiche, come il resto dei suggerimenti.

    Prenota tramite chi riesce a contattare i lodge

    Prenotare un viaggio nel Pantanal da un computer nel Regno Unito è stato più complicato del previsto. «Non sai bene cosa stai cercando, non parli la lingua e non sai come contattare i lodge, perché credo che molti lavorino solo tramite agenzie di viaggio.» La figlia ha trovato PlanetaEXO online, una cancellazione ha liberato una camera quadrupla e la famiglia ha prenotato appena tre o quattro settimane prima dell'arrivo.

    Da lì, la comunicazione ha fatto il resto. «Sapevo esattamente cosa stavo facendo e cosa aspettarmi. Sapevo perfino quali vestiti portare.» Quando ha confuso una regola sui bagagli letta altrove (solo borse morbide, massimo 15 kg) e ha cominciato ad agitarsi, è bastato un messaggio del team di PlanetaEXO per chiarire subito tutto.

    Viaggia con una guida che parla la tua lingua

    «Con lui il Pantanal ha preso vita», dice Sally parlando di Bruno. «Senza Bruno non credo che ce lo saremmo goduto neanche la metà. Il suo inglese, poi, era ottimo, e questo ci ha aiutato parecchio.»

    In questo tour è inclusa una guida privata di lingua inglese, oltre alla guida locale di lingua portoghese messa a disposizione dal lodge.

    Sali a cavallo

    Anche se non hai mai cavalcato. Sally e il marito erano principianti, eppure è stata la loro giornata migliore.

    Le guide della fazenda accompagnano con cura i principianti nei primi passi a cavallo e tengono un ritmo tranquillo. E proprio grazie all'andatura calma dei cavalli si arriva sorprendentemente vicino agli animali.

    Prenditela con calma

    L'ultimo consiglio è quello che darebbe a chiunque ci vada per la prima volta. «Prenditela comoda e vai piano. Lascia che la natura ti avvolga, invece di andare a caccia di qualcosa», suggerisce.

    Pianura allagata del Pantanal con un ipè rosa in fiore
    Photo: VisitMS

    👉 Leggi anche: 10 consigli di viaggio nel Pantanal per organizzare il tuo safari

    Emozionante, comodo, divertente

    Abbiamo chiesto a Sally di descrivere il Pantanal in tre parole. Prima, scherzando, ha messo una condizione: «Senza nominare il mio dito rotto.»

    Emozionante, «perché stare lì era emozionante». Comodo, «e non intendo solo che i letti erano comodi. Intendo sentirsi subito a casa». E divertente. «Abbiamo riso tanto, con le persone e con la mia famiglia. Ci siamo proprio divertiti.»

    Il figlio di Sally sale sul camioncino da safari, con tatuaggi temporanei di frutta sul braccio

    Prossima tappa: giaguari, Fernando de Noronha e le cascate mancate

    Il Brasile ha lasciato alla famiglia una lista di desideri. Il marito vuole il Pantanal Nord e i suoi giaguari. Sally sogna Fernando de Noronha, i Lençóis Maranhenses e le cascate dell'Iguazú, visto che ha dovuto interrompere il viaggio per l'infortunio.

    Giaguaro che riposa su un tronco nel Pantanal

    La famiglia ha visitato Rio e Ilha Grande, ma il tempo non era dei migliori, e ora vuole fare il bis. «Mi piacerebbe vedere quei posti con il sole», commenta.

    👉 Leggi anche: Qual è il posto migliore per vedere il giaguaro del Pantanal?

    Visitare il Pantanal Sud con PlanetaEXO

    Attraverso l'esperienza di Sally e della sua famiglia hai visto come la zona del fiume Aquidauana accoglie chi arriva, e ora sai cosa ti riserva il Pantanal Sud. Non ti resta che vederlo con i tuoi occhi!

    Veduta aerea del Pantanal e dei suoi fiumi
    Photo: Rico

    PlanetaEXO è una piattaforma di ecoturismo specializzata in tour nel Pantanal Sud. Insieme a guide e operatori locali esperti, ci occupiamo della logistica (il transfer da Campo Grande, il lodge, i pasti e il programma delle attività), così la tua famiglia può pensare solo all'esperienza. Contattaci subito!

  • Curiosità su Fernando de Noronha: 10 cose da sapere su una delle isole più belle del Brasile

    Curiosità su Fernando de Noronha: 10 cose da sapere su una delle isole più belle del Brasile

    Da un vulcano di 12 milioni di anni a una stagione record per le tartarughe: queste 10 curiosità su Fernando de Noronha spiegano perché l'arcipelago vale il viaggio

    A circa 345 km dalla costa nord-orientale del Brasile, in pieno Atlantico equatoriale, Fernando de Noronha è un arcipelago vulcanico di 21 isole. Fa parte dello stato di Pernambuco e solo l'isola principale è abitata. Circa il 70% del territorio, tra terra e mare, rientra in un parco nazionale marino, un'area riconosciuta ufficialmente come Patrimonio Mondiale dell'UNESCO dal 2001.

    La storia, la ricchezza della fauna, i progetti di conservazione: conoscere qualche curiosità su Fernando de Noronha ti aiuta a capire meglio questo posto. Vuoi scoprire cosa nasconde l'isola?

    PlanetaEXO, piattaforma di ecoturismo specializzata in tour a Fernando de Noronha, ha raccolto le 10 cose da sapere su Fernando de Noronha prima di prenotare il viaggio. Scoprile qui sotto!

    Curiosità su Fernando de Noronha
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    1. Un arcipelago vulcanico di 21 isole, le cui origini risalgono fino a 12 milioni di anni fa

    In totale, la superficie di Fernando de Noronha è di 26 km², divisi tra 21 isole, isolotti e scogli. Circa 17 km² spettano all'isola vera e propria, l'unica dove vive qualcuno. Il resto sono isolotti disabitati che ospitano colonie di uccelli marini.

    Le isole di Fernando de Noronha sono la punta visibile di un sistema vulcanico ormai spento. I geologi distinguono due fasi principali di vulcanismo. La prima è la Formazione Remédios, la cui roccia più antica tra quelle datate ha circa 12,3 milioni di anni. La seconda, più recente, è la Formazione Quixaba, attiva all'incirca tra 3,3 e 1,7 milioni di anni fa.

    Da quelle colate di lava e da quei camini vulcanici solidificati derivano le scogliere scure e i pinnacoli, come il Morro do Pico.

    2. Più vicina all'Africa che a São Paulo

    Dove si trova Fernando de Noronha, di preciso? Il punto più vicino sulla terraferma è Cabo de São Roque, nel Rio Grande do Norte, a 345 km. Natal dista 361 km, Recife 545 km.

    L'arcipelago dista circa 2.600 km dall'Africa: São Paulo è più lontana (2.772 km), e lo stesso vale per Curitiba e Porto Alegre, nel sud del Brasile. Noronha si trova anche sul percorso della Corrente Sud Equatoriale, che attraversa l'Atlantico verso ovest e bagna le isole con acque calde intorno ai 26–27 °C.

    Fernando de Noronha è vicina all'Africa
    Photo: Google Maps

    Una convinzione diffusa, però, non regge: Fernando de Noronha non è il punto più orientale del Brasile. Sulla terraferma il primato spetta a Ponta do Seixas, in Paraíba. Contando anche le isole, il primato va al gruppo di Martim Vaz, parte dell'arcipelago di Trindade e Martim Vaz, che si trova ancora più a est nell'Atlantico, di fronte alla costa dell'Espírito Santo.

    👉 Leggi anche: Fernando de Noronha: quando andare a fare immersioni?

    3. La BR-363 è l'unica strada federale su un'isola oceanica

    Noronha ha perfino una sua strada federale. Secondo il DNIT, il dipartimento federale brasiliano per le infrastrutture di trasporto, la BR-363 è lunga 6,8 km e va dal Porto di Santo Antônio alla Baía do Sueste.

    Il DNIT la definisce la più breve del Nordest brasiliano e l'unica su un'isola oceanica. Spesso viene indicata anche come la strada federale più corta di tutto il Paese, ma è un primato conteso.

    👉 Leggi anche: Come arrivare a Fernando de Noronha, in Brasile?

    BR-363 a Fernando de Noronha
    Photo: Iza Correa

    4. Da prima capitania del Brasile a isola prigione

    La storia di Fernando de Noronha, almeno quella documentata, inizia nel 1503, quando una spedizione portoghese avvistò le isole. Nel 1504 il re Manuele I le concesse al mercante Fernão de Loronha come Capitania di São João, la prima delle capitanie ereditarie del Brasile. Loronha non vi si stabilì mai, ma l'arcipelago porta ancora il suo nome.

    Il Portogallo ne prese il controllo effettivo solo nel 1737: costruì una rete difensiva di 10 forti e trasformò l'isola in una colonia penale. La prigione di Fernando de Noronha restò in funzione per circa due secoli, come carcere comune fino al 1938 e poi come prigione per detenuti politici.

    Curiosità su Fernando de Noronha
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    Nel 1942, in piena Seconda guerra mondiale, il Brasile fece di Noronha un Territorio Federale: trasferì i detenuti a Ilha Grande e ospitò una base della Marina degli Stati Uniti vicino alla Baía do Sueste.

    Seguirono decenni di amministrazione militare, prima dell'Esercito, poi dell'Aeronautica e dello Stato Maggiore delle Forze Armate. Si arrivò così al 1988, quando la nuova Costituzione brasiliana restituì l'arcipelago al Pernambuco. Nello stesso anno gran parte del territorio diventò parco nazionale.

    5. Patrimonio Mondiale UNESCO e ingressi contingentati

    Il riconoscimento dell'UNESCO per Fernando de Noronha risale al 2001, quando il sito “Isole Atlantiche Brasiliane: Riserve di Fernando de Noronha e Atol das Rocas” entrò nella lista del Patrimonio Mondiale. Tre i motivi: la bellezza naturale, i processi ecologici tipici delle isole oceaniche e l'importanza di queste aree per le specie minacciate.

    Sito Patrimonio Mondiale UNESCO
    @visitbrasil

    Il cuore di questa tutela è il parco nazionale, che ufficialmente si chiama Parco Nazionale Marino di Fernando de Noronha. Creato nel 1988, è gestito dall'ICMBio, l'agenzia federale brasiliana per le aree protette, e copre circa il 70% dell'arcipelago, tra terra e mare. La zona abitata rientra invece in un'Area di Protezione Ambientale, con regole meno rigide.

    Dentro il parco c'è anche la Baía do Sancho, eletta miglior spiaggia del mondo per sei volte ai Travelers' Choice di Tripadvisor (2014, 2015, 2017, 2019, 2020 e 2023).

    Praia do Sancho a Fernando de Noronha
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    Per proteggere tanta bellezza, un accordo tra ICMBio e Pernambuco fissa un tetto di 132.000 visite all'anno e 11.000 al mese, e prevede due tariffe aggiornate periodicamente:

    • Tassa di Preservazione Ambientale (TPA): R$ 105,79 per un giorno e R$ 901,36 per 10 giorni.
    • Biglietto del parco nazionale: R$ 384 per i visitatori stranieri e R$ 192 per i brasiliani (valido 10 giorni).

    👉 Leggi anche: Parchi del Brasile: 11 parchi nazionali che ogni amante della natura dovrebbe visitare

    6. Poco più di 3.000 abitanti e (quasi) nessuna nascita sull'isola

    Nel 2022 il censimento brasiliano ha contato 3.167 abitanti a Fernando de Noronha, contro i 2.630 del 2010. In 12 anni la popolazione è cresciuta di circa il 20%, e tutta la crescita si concentra sull'isola principale.

    Dietro questo numero c'è una curiosità su Fernando de Noronha davvero insolita: sull'isola si evitano le nascite. Il reparto maternità dell'Hospital São Lucas ha chiuso nel 2004, e le residenti incinte sono invitate a trasferirsi sulla terraferma intorno alla 28ª settimana (il settimo mese) per partorire, a spese pubbliche.

    Si tratta di un protocollo sanitario, non di una legge, e le emergenze capitano comunque: nel luglio 2026 una donna ha partorito a Noronha alla 41ª settimana.

    👉 Leggi anche: Hotel a Fernando de Noronha: dove dormire?

    7. Grazie alle specie endemiche la chiamano “Galápagos del Brasile”

    Come le Galápagos, Noronha si è evoluta in isolamento, e una parte dei suoi animali non esiste in nessun altro luogo. “Galápagos del Brasile” è un soprannome nato sui media, non un titolo ufficiale, ma le specie endemiche che lo giustificano sono reali. La fauna di Fernando de Noronha comprende:

    • Un piccolo passeriforme dei Tirannidi (Elaenia ridleyana) che vive solo nell'arcipelago.
    • Un vireo (Vireo gracilirostris), uccello canoro che BirdLife International classifica come Vulnerabile.
    • Uno scinco (Trachylepis atlantica), la lucertola che vedi spesso prendere il sole su rocce e sentieri.
    • 10 specie endemiche di pesci di barriera, secondo il censimento della fauna marina curato dall'amministrazione del distretto. Tra queste, un ghiozzo pulitore (Elacatinus phthirophagus) che non vive in nessun altro posto della Terra, e un pesce damigella (Stegastes rocasensis) presente soprattutto intorno a Noronha e al vicino Atol das Rocas.

    L'arcipelago ospita anche una delle più grandi colonie riproduttive di uccelli marini dell'Atlantico meridionale tropicale: sule piedirossi, sule fosche, fregate e fetonti nidificano sulle sue scogliere e sugli isolotti più esterni.

    Scinco di Noronha
    @mare.noronha

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    8. Delfini, squali e tartarughe marine

    Buona parte di chi arriva a Fernando de Noronha, soprattutto subacquei professionisti o amatoriali, viene per la ricchezza della vita marina. Tre gruppi di animali meritano un posto a parte.

    Curiosità su Fernando de Noronha
    Photo: Pamela Rech

    Delfini rotatori

    I delfini di Fernando de Noronha sono stenelle dal lungo rostro. Dopo la caccia notturna al largo, si radunano nella Baía dos Golfinhos per riposare.

    Tra il 1991 e il 2015 i ricercatori del Projeto Golfinho Rotador li hanno visti entrare nella baia nel 94% dei giorni, in gruppi da 2 a 2.719 esemplari, con una media di 284 al giorno. Per l'UNESCO e l'IUCN si tratta della più numerosa popolazione di delfini residenti conosciuta al mondo.

    Nella Baía dos Golfinhos è severamente vietato nuotare e andare in barca: i delfini li osservi al mattino presto dall'alto della scogliera, dal belvedere Mirante dos Golfinhos.

    Delfini stenella a Fernando de Noronha
    Photo: Sandro Rodrigues

    Squali

    Le specie più comuni tra gli squali di Fernando de Noronha sono lo squalo nutrice, lo squalo limone e lo squalo di barriera dei Caraibi. Le acque intorno alle isole sono aree di accrescimento fondamentali per i giovani esemplari, e per questo gli avvistamenti sono un appuntamento fisso sia per chi fa snorkeling sia per chi si immerge con le bombole.

    Squalo a Fernando de Noronha
    Photo: Sandro Rodrigues

    Gli attacchi all'uomo sono rari, ma non dimenticare che si tratta di animali selvatici. Se non vengono disturbati, gli squali tendono a non dare fastidio a nessuno. Durante le immersioni, quindi, mantieni le distanze e segui le indicazioni del tuo istruttore.

    Tartarughe marine

    A Fernando de Noronha le tartarughe marine appartengono a due specie. Le tartarughe verdi (Chelonia mydas) salgono a riva per nidificare da dicembre a giugno o luglio, soprattutto sulla Praia do Leão. La stagione 2024/25 ha segnato un record, con oltre 766 nidi: il numero più alto da quando è iniziato il monitoraggio, nel 1994.

    Le tartarughe embricate (Eretmochelys imbricata), invece, qui non nidificano: i giovani si nutrono sulla barriera, quindi facendo snorkeling le incontri spesso. L'IUCN le classifica In Pericolo Critico dopo un calo di oltre l'80% in tre generazioni, e godono di una protezione rigorosa.

    Tartaruga embricata a Fernando de Noronha
    @dohertyphotography

    Tieni presente che la Praia do Leão, principale sito di nidificazione delle tartarughe verdi, di notte resta chiusa, e dalle 17 in poi l'accesso è limitato.

    9. Relitti e barriere coralline

    Secondo l'amministrazione del distretto, sott'acqua vivono 169 specie di pesci di barriera e 11 specie di coralli. I fondali di Noronha nascondono anche alcune delle immersioni su relitto più famose del Brasile.

    Il relitto più famoso è la Corveta Ipiranga V-17, una corvetta della Marina brasiliana che nell'ottobre 1983 urtò lo scoglio sommerso Cabeço da Sapata e affondò in circa otto ore, senza vittime. Oggi è adagiata in assetto di navigazione a 55–62 metri: un'immersione tecnica riservata a subacquei con una preparazione specifica.

    Molto più vicino alla superficie, nella Baía de Santo Antônio, due navi greche giacciono l'una accanto all'altra. Sono la Eleni Stathatos, arenatasi nel 1929, e la Maria Stathatos, andata a fuoco in porto nel 1937, entrambe tra 1 e 8 metri di profondità.

    👉 Leggi anche: I migliori siti per immersioni a Fernando de Noronha

    Immersione a Fernando de Noronha
    .

    10. Un'isola senza plastica in transizione verso l'energia pulita

    Nel dicembre 2018 l'amministrazione del distretto ha firmato il decreto Noronha Plástico Zero, in vigore da aprile 2019. Da allora a Fernando de Noronha la plastica monouso non si può né vendere né usare: il divieto riguarda cannucce, bicchieri, piatti, posate, sacchetti di plastica, contenitori per alimenti in polistirolo e bottiglie di plastica sotto i 500 ml.

    Fernando de Noronha senza plastica
    .

    Sull'energia, invece, la partita è più complicata. La maggior parte dell'elettricità dell'isola arriva ancora dalla centrale termoelettrica Tubarão, che brucia diesel e biodiesel, mentre gli impianti solari Noronha I e II ne coprono circa il 10%.

    Qualcosa sta cambiando. Il progetto Noronha Verde, guidato dalla società elettrica Neoenergia, abbina 22 MWp di pannelli solari a un sistema di batterie da 49 MWh. Da maggio 2026 i primi pannelli immettono energia in rete in via sperimentale; l'impianto dovrebbe entrare pienamente in funzione nel 2027, con l'obiettivo di arrivare al 100% di elettricità rinnovabile.

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    Ora che conosci queste 10 curiosità su Fernando de Noronha, è il momento di vedere l'isola da vicino!

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  • Giaguaro sdraiato su un ramo che si lecca il muso nel Pantanal, in Brasile

    Cinque giaguari in un giorno: il safari in famiglia di Michael nel Pantanal, in Brasile

    Una famiglia svizzera di cinque persone, un romanzo letto 15 anni prima, quattro giorni tra la Transpantaneira e i fiumi di Porto Jofre: Michael racconta tutto con parole sue

    Michael Lang ha 51 anni e fa il medico di base in un piccolo studio privato nel nord-ovest della Svizzera, a 10 chilometri dal confine con la Germania e la Francia. La meta delle vacanze, organizzate insieme alla famiglia e ad alcuni amici, è cambiata più volte strada facendo: dallo Sri Lanka si è passati all’Africa e al Costa Rica, finché la scelta è caduta sul Brasile.

    Michael aveva tre mete in testa: Rio de Janeiro, le cascate dell’Iguazú e un safari in Amazzonia o nel Pantanal. Alla fine l’ha spuntata il Pantanal, soprattutto grazie a un libro: circa 15 anni fa aveva letto Il testamento, il romanzo di John Grisham su un avvocato mandato nelle zone umide del Brasile a cercare una missionaria.

    A luglio 2026 Michael, sua moglie e i loro tre figli, tra i 17 e i 21 anni, hanno passato quattro giorni in un safari economico alla ricerca dei giaguari nel Pantanal, organizzato da PlanetaEXO e condotto da una guida locale. Ecco la sua storia. Buona lettura!

    Quattro giorni sulla Transpantaneira (senza mai annoiarsi)

    Il testamento è ambientato nel Pantanal sud, ma Michael e la sua famiglia sono andati nel Pantanal nord: hanno preso un volo per Cuiabá e da lì si sono addentrati in auto nella zona umida. Il viaggio si è diviso in due tappe: prima un lodge più a nord, poi la zona dei fiumi intorno a Porto Jofre, dove finisce la strada Transpantaneira.

    Il cambio di scenario è piaciuto molto a Michael. “È stato così interessante vedere posti diversi, e non mi sono mai annoiato”, ha raccontato. E anche il ritmo faceva per lui: “Era piuttosto rilassante stare seduti in barca e scivolare sul fiume.”

    Il momento più difficile? Michael non ha saputo indicarne nemmeno uno: nessun sentiero faticoso, nessun giorno di maltempo, nessuna uscita in barca durata troppo. “A dire il vero, non c’è niente che per me sia stato difficile”, ha risposto. Sa bene che per il Pantanal quattro giorni sono pochi e che esistono viaggi più lunghi, eppure non è riuscito a citare un solo aspetto negativo.

    La famiglia di Michael sotto il portale della Transpantaneira, all'ingresso del Pantanal

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    Cinque giaguari in un giorno

    Michael adora gli animali e fotografa per passione, senza essere un esperto di fauna selvatica. Per il Pantanal, però, aveva in mente un animale soltanto. “Volevo proprio vedere dei giaguari. E ne abbiamo visti tantissimi.” In un solo giorno il gruppo ne ha avvistati circa cinque, in cinque punti diversi.

    Poi sono arrivati tutti gli altri: uccelli ovunque, un tapiro, cervi, lontre e caimani a non finire. Inutile dire che per un amante degli animali come lui è stata una gioia.

    È proprio questo che porta i viaggiatori fin qui: i fiumi intorno a Porto Jofre (Cuiabá, Piquiri e Três Irmãos) attraversano il Parco Statale Encontro das Águas, la zona del Pantanal dove hai più probabilità di vedere un giaguaro. Il periodo migliore per gli avvistamenti va da maggio a ottobre, tra la stagione intermedia e quella secca.

    Lo ha colpito soprattutto quanta poca gente ci fosse a guardare. Alle cascate dell’Iguazú, racconta, “ci sono centinaia di persone su una piattaforma e lungo le passerelle”, mentre sul fiume del Pantanal era tutta un’altra storia: “Ci saranno forse una decina o una dozzina di barche. Niente turismo di massa, direi.”

    Primo piano della testa di un giaguaro che nuota in un fiume del Pantanal

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    Un tour privato e su misura

    Michael pensava di dover dividere la guida, Fábio, con altri viaggiatori e se lo immaginava alla testa di un gruppo di 10 o 12 persone. E invece la guida era tutta per loro. “Per noi era come una guida privata. Non me lo aspettavo”, ha raccontato. “Per me è stata una grande sorpresa. Ma per noi è stato ottimo, perché potevamo chiedergli di tutto.”

    Così i tempi li decideva la famiglia. “Potevamo andare al nostro ritmo. Dicevamo: ok, vogliamo fare questo o quello, oppure vogliamo partire a quest’ora o a quell’altra. Quindi era tutto così personalizzato”, sottolinea con entusiasmo. Insieme ai giaguari, è l’aspetto del viaggio che apprezza di più. “Il rapporto personale con la guida è stato eccellente.”

    L’inglese di Fábio non è servito solo per parlare di animali. Nel resto del Brasile la famiglia faceva fatica a comunicare con la gente del posto; con la guida, invece, i discorsi si facevano profondi. “Parlavamo sempre di cultura, religione, economia, politica e di tutto un po’”, ha detto. “Credo sia stato il contatto più stretto che abbiamo avuto in tutto il viaggio.”

    Tapiro sudamericano che cammina lungo la riva di un fiume nel Pantanal

    👉 Leggi anche: Dove dormire nel Pantanal? Lodge e fazenda in Brasile

    Rane in bagno e una lontra di nome Cheetah

    Prima di raccontare un episodio divertente del viaggio, Michael ha lanciato un’occhiata alla figlia. Delle ranocchie si erano infilate nelle camere della famiglia e lei aveva paura di andare in bagno. La risposta del padre dice tutto sul Pantanal: “Non siamo in città. Siamo in mezzo alla natura selvaggia.”

    E poi c’era Cheetah, una lontra abituata alle persone, che la famiglia ha incontrato due volte sul fiume. Tutte e due le volte ha cercato di salire a bordo. “Voleva sempre saltare sulla barca. Era troppo divertente”, racconta ridendo.

    Tra i suoi momenti preferiti ci sono anche quelli più tranquilli sull’acqua: le uscite in barca all’alba e al tramonto, ad ammirare il paesaggio.

    La famiglia di Michael si scatta un selfie con la guida locale accanto al van

    👉 Leggi anche: 15 animali del Pantanal e la sua fauna selvatica

    Il Brasile è sicuro? La risposta sincera di Michael

    In Brasile Michael non si è mai sentito in pericolo e spiega il perché senza giri di parole: lui e i suoi evitavano le zone meno raccomandabili di Rio e di São Paulo, si spostavano prenotando le corse con le app e viaggiavano in gruppo, due famiglie insieme.

    Per muoversi senza problemi in posti che non conosce, segue una regola precisa. “Se stai un po’ all’erta e hai presente cosa può succedere, eviti di finire in situazioni spiacevoli.”

    L’Avenida Paulista, il viale simbolo di São Paulo, gli ha ricordato Parigi: strade larghe e pulite. Nei dintorni di luoghi famosi come la Cattedrale della Sé e il Mercadão, mercato pubblico con 93 anni di storia, la città mostrava un volto più duro. Posti simili li aveva già visti, quindi non ne è stato sconvolto, ma il contrasto tra le due zone gli è rimasto impresso.

    Ritmi più lenti e cibo migliore del previsto

    Secondo Michael, per molti europei il Brasile è calcio e poco altro. Per lui e la sua famiglia, invece, la realtà è più ricca e molto più varia. La lingua è stata un piccolo ostacolo, ma a conquistarli sono state soprattutto due cose: le persone e il ritmo di vita.

    La moglie si è innamorata del Paese, e lui non se l’aspettava. “Diceva che la gente è così gentile e così rilassata rispetto alla Svizzera”, racconta, e aggiunge che a casa perfino andare al supermercato è una corsa. “In Brasile andava tutto più piano. E a me piace.”

    Anche il cibo è stato una sorpresa. Michael immaginava una cucina molto semplice e invece ha mangiato da re. “Il cibo brasiliano era molto meglio di quanto pensassimo, e costava meno che in altri Paesi. Questo mi ha stupito davvero.”

    Per descrivere il Brasile, Michael fa un elenco: spiagge calde e soleggiate, gente rilassata, grandi città, cascate e fauna selvatica. L’unico neo? Il Paese è immenso e “le distanze sono enormi”, quindi metti in conto qualche volo interno. “Consiglio il Brasile a chiunque mi chieda dove andare in vacanza. C’è tutto”, afferma.

    Due capibara che riposano nell'acqua bassa di un fiume nel Pantanal

    I consigli di Michael per un primo viaggio in Brasile

    Cosa direbbe a un amico che sta organizzando il suo primo viaggio? Michael va sul concreto:

    • Unisci città, natura e fauna selvatica: la sua famiglia ha messo insieme São Paulo, Rio de Janeiro, le cascate dell’Iguazú, Ilha Grande e il Pantanal.
    • Dedica qualche giorno in più a Ilha Grande, nello stato di Rio: la famiglia ci ha passato tre giorni e i figli la mettono tra le esperienze più belle del viaggio, perché lì c’erano “solo spiaggia e un paesino delizioso”.
    • Calcola il costo del safari fin dall’inizio: un safari nel Pantanal non costa certo poco, nemmeno con la formula economica. Alla fine, per Michael, la guida privata e l’organizzazione valevano la spesa.
    • Scegli una guida che parli inglese: fuori dagli hotel l’inglese non è molto diffuso, e una guida che lo parla bene è il modo migliore per entrare in contatto con il Paese.

    Michael e la sua famiglia in posa sulla riva di un fiume nel Pantanal

    👉 Leggi anche: 10 consigli di viaggio nel Pantanal per organizzare il tuo safari

    Prossima tappa: Salvador o Lençóis Maranhenses

    Michael vuole tornarci. Sulla sua lista ci sono Salvador e i Lençóis Maranhenses, con le dune di sabbia bianca e le lagune d’acqua cristallina.

    Dopo aver visto le cascate dell’Iguazú, vorrebbe conoscere meglio il sud del Brasile, anche se non ha ancora in mente una meta precisa. Di possibilità ce ne sono tantissime!

    👉 Leggi anche: 10 curiosità sul Parco Nazionale dei Lençóis Maranhenses, in Brasile

    Visitare il Pantanal con PlanetaEXO

    Dopo aver visto il Pantanal con gli occhi di Michael, sai già cosa ti aspetta tra giaguari, lontre e uscite in barca sul fiume. Adesso tocca a te scoprirlo da vicino!

    PlanetaEXO è una piattaforma di ecoturismo specializzata in tour nel Pantanal. Lavoriamo con guide e operatori locali esperti e ci occupiamo noi della logistica (transfer, lodge, pasti e safari in barca), così la tua famiglia può pensare solo a godersi il viaggio. Contattaci subito!

  • La produttrice Jihee Yeon riprende le dune dei Lençóis Maranhenses sotto un cielo arancione con il radiocomando di un drone

    Riprese nei Lençóis Maranhenses per la TV coreana: il Brasile di Jihee Yeon

    Tre giorni a piedi tra le dune dei Lençóis Maranhenses per girare un servizio della KBS: una produttrice coreana è ripartita colpita dalla bellezza e dal calore del Brasile

    Jihee Yeon ha 34 anni e lavora come produttrice per la KBS, la principale emittente pubblica radiotelevisiva della Corea del Sud. È arrivata fin nei Lençóis Maranhenses per un servizio speciale, a caccia delle inquadrature più belle da girare.

    “In tanti mi hanno consigliato i Lençóis Maranhenses, spiegandomi che le lagune sarebbero state piene e che era il momento ideale per andarci”, racconta. “Appena ho visto foto e video, il paesaggio mi ha conquistata”. Da lì a organizzare le riprese è stato un attimo.

    Jihee ha percorso il Parco Nazionale dei Lençóis Maranhenses carica di pesanti attrezzature televisive, insieme a Soo Han Kim, direttore della fotografia che vive a San Paolo e racconta storie sudcoreane in tutto il Sud America. Il parco si estende per 155.000 ettari nello stato del Maranhão, con immense dune di sabbia bianca alte fino a 40 metri e lagune d’acqua dolce. Questa tappa faceva parte di un itinerario più ampio, che toccava anche Belém, l’isola di Marajó, São Luís e Salvador.

    Due escursionisti attraversano una duna bianca increspata nei Lençóis Maranhenses, lasciando una scia di impronte

    Dune e lagune le ha attraversate con un trekking di 3 giorni nei Lençóis Maranhenses, organizzato e guidato dal team di PlanetaEXO insieme a guide locali. Ecco il suo racconto. Continua a leggere!

    Cosa è venuta a filmare

    Prima ancora di atterrare, Jihee aveva già in testa un’inquadratura precisa. “Volevo riprendere lagune azzurre che spuntano dietro una duna dopo l’altra, con l’acqua in mezzo a quello che sembrava un deserto senza fine”, spiega.

    L’altra metà del servizio riguardava le persone: Jihee voleva conoscere i viaggiatori che attraversano il parco a piedi invece che in 4×4, perché sospettava che quella scelta non fosse casuale. “Immaginavo che chi sceglie di camminare invece di spostarsi in auto avesse un suo motivo speciale per farlo e che vivesse il paesaggio in modo più profondo”.

    Sulla prima parte il parco ha mantenuto le promesse alla lettera, ma Jihee aveva sottovalutato le dimensioni del posto, a cominciare dalle dune. “Pensavo che fossero concentrate in alcune zone, invece non finivano mai, per tutti e tre i giorni di trekking”, racconta. “Non mi ero resa conto di quanto fosse vasto il paesaggio”.

    Una sorpresa è arrivata anche dall’acqua: fare il bagno non era proprio nei suoi piani. “Non pensavo che mi sarebbe piaciuto così tanto nuotare lì, ma le lagune erano davvero irresistibili”.

    Escursionisti camminano su una duna di sabbia bianca accanto a una laguna turchese nei Lençóis Maranhenses
    Photo: KBS

    👉 Leggi anche: Lagune del Brasile: le 5 più belle dei Lençóis Maranhenses, il deserto dei mille laghi

    Un paesaggio senza termini di paragone

    Di deserti Jihee ne ha visti in diversi paesi, ed è proprio per questo che il confronto non ha retto. “Non avevo mai visto niente del genere: innumerevoli lagune sparse in un’immensa distesa di dune, e piccoli villaggi lì in mezzo”, dice meravigliata.

    Ed è quest’ultimo dettaglio a sorprendere quasi tutti i viaggiatori: i Lençóis Maranhenses non sono affatto disabitati. Nel parco e tutt’intorno vivono piccole comunità, collegate tra loro dai percorsi di trekking. Sono loro a rendere possibile la traversata, perché è nei villaggi che si mangia e si dorme.

    Quando le si chiede se in Corea, o in qualunque altro luogo in cui ha lavorato, esista qualcosa di simile, risponde in poche parole: “Ho viaggiato tanto, ma i Lençóis Maranhenses sono un posto davvero unico, diverso da tutti gli altri che ho visto”.

    👉 Leggi anche: 10 curiosità sul Parco Nazionale dei Lençóis Maranhenses, in Brasile

    Bambini, fiori e un tempo che scorre diverso

    Se chiedi a Jihee della gente del posto, comincia dai bambini. “Non ci trattavano semplicemente da turisti: sembravano davvero felici di accoglierci e di passare del tempo con noi”, ricorda. Il suo gruppo ha fatto il bagno con loro nelle lagune, “e ci hanno perfino regalato dei fiori raccolti lì vicino. È stata un’esperienza di un calore incredibile, una di quelle che non credo dimenticherò mai”.

    La differenza culturale che l’ha colpita di più? Né il cibo né la lingua, ma il tempo. “In Corea siamo abituati a muoverci in fretta e a seguire orari precisi”, spiega. “Nei Lençóis, invece, ogni giornata sembrava scorrere in modo più naturale, in base al meteo, a quello che c’era intorno e ai rapporti tra le persone”.

    Ma ci tiene a non cadere nel luogo comune. “Non parlerei semplicemente di una vita più lenta, ma di una vita che sembrava più legata ai ritmi della natura”.

    Veduta aerea di un gruppo di escursionisti in fila indiana sulle dune accanto a una laguna turchese nei Lençóis Maranhenses
    Photo: KBS

    👉 Leggi anche: Come si sono formati i Lençóis Maranhenses: dune del Brasile e lagune di pioggia

    La prima notte di Jihee in amaca

    Niente letti: negli accampamenti e nelle pensioni dei villaggi lungo il percorso di trekking si dorme in amaca. Per Jihee era la prima volta, e dormire in amaca è diventato uno dei momenti più belli del viaggio.

    “Mi è piaciuto soprattutto passare la notte con gli altri viaggiatori, sdraiati nelle nostre amache a chiacchierare”, racconta. “L’amaca era molto più comoda di quanto pensassi, e ho cominciato a capire perché chi vive nei villaggi la preferisce al letto”.

    In questo viaggio le guide si sono ritrovate con un compito in più rispetto al solito: per tre giorni Jihee ha trasportato un’attrezzatura televisiva pesante sulla sabbia morbida. “La guida mi aiutava a portare l’attrezzatura e controllava di continuo se avessi bisogno di una mano durante le riprese”, dice con gratitudine. Dal secondo giorno il gruppo si è unito a uno più numeroso e i tempi si sono fatti più stretti, ma “anche allora la guida ha fatto tutto il possibile per aiutarmi con le riprese”.

    Su alloggi, guide e organizzazione generale del viaggio, il giudizio di Jihee sta tutto in una frase: “Sono rimasta molto soddisfatta di tutta l’esperienza”.

    Vista aerea di case con il tetto di paglia in un villaggio circondato da vegetazione e lagune nei Lençóis Maranhenses
    Photo: KBS

    👉 Leggi anche: Dove dormire nei Lençóis Maranhenses: pousada, hotel e case di famiglia

    Prima dell’alba, sdraiati sulla sabbia

    Il momento del trekking che Jihee ha amato di più non c’entra niente con le riprese. “Il mio momento preferito è stato metterci in cammino prima dell’alba e sdraiarci tutti insieme sulla sabbia a guardare le stelle”.

    Paesaggio a parte, a Jihee è rimasto impresso soprattutto il modo in cui viaggiavano i suoi compagni di trekking: mentre lei restava concentrata sulle riprese, gli altri andavano a un ritmo completamente diverso. “Se la prendevano con calma e si godevano senza fretta quel paesaggio infinito”, ricorda. “Sentivano la sabbia sotto i piedi, nuotavano nelle lagune e si sedevano perfino in riva all’acqua a leggere”.

    “Non si limitavano a guardare i Lençóis Maranhenses: li vivevano fino in fondo, con tutto il corpo”, continua. “Mi ha lasciato un segno profondo”.

    Cielo stellato sopra ripari di paglia e amache durante il trekking nei Lençóis Maranhenses

    👉 Leggi anche: Quanti giorni a Lençóis Maranhenses? La durata ideale del tuo viaggio

    I consigli di Jihee per chi va per la prima volta nei Lençóis Maranhenses

    I suoi consigli nascono da un paradosso: durante il trekking, Jihee era l’unica a non poterli seguire. Lavorare con la telecamera voleva dire spostarsi di continuo con un sacco di attrezzatura, e a qualcosa ha dovuto rinunciare: “Ero così impegnata che a volte mi mancavano il tempo e la testa per immergermi davvero nel paesaggio che avevo davanti, e questo mi dispiace”, ammette.

    Tra una duna e l’altra, però, Jihee ha imparato alcune lezioni preziose.

    Mano che tiene una ninfea bianca e piccoli fiori selvatici raccolti sulla riva di una laguna nei Lençóis Maranhenses
    Photo: KBS

    Viaggia il più leggero possibile

    Jihee l’ha imparato a sue spese: in un trekking fatto tutto a piedi sulla sabbia morbida, ogni chilo in più si fa sentire eccome, e lei aveva sulle spalle un’attrezzatura da ripresa pesante. Una bella sfida, non c’è dubbio.

    Non vivere le giornate con l’orologio in mano

    Chi ci va solo per viaggiare dovrebbe “prendersela con calma e concedersi di godere il paesaggio fino in fondo”.

    Secondo Jihee, il modo migliore per scoprire i Lençóis Maranhenses è lasciare che sia il parco a dettare il ritmo, non l’orologio.

    Arriva con la voglia di viverla davvero

    “Consiglierei a chi visita il parco di arrivare pronto a buttarsi anima e corpo nel paesaggio e in tutta l’esperienza, proprio come hanno fatto le persone che viaggiavano con me”. In pratica: entra nelle lagune, dormi in amaca e fermati il tempo che serve perché quel posto ti resti dentro.

    👉 Leggi anche: 10 consigli di viaggio per i Lençóis Maranhenses

    Si è sentita sicura in Brasile? La risposta sincera di Jihee

    Nelle cinque destinazioni del suo viaggio Jihee si è portata dietro un’attrezzatura da ripresa costosa e spesso ha lavorato per strada. Per Belém e l’isola di Marajó (nel Pará) e per São Luís e i Lençóis Maranhenses (nel Maranhão) la sua risposta non lascia dubbi: “Mi sono sentita sicurissima e a mio agio. Potevo andare in giro liberamente di notte e fare riprese per strada con l’attrezzatura appoggiata lì accanto, senza sentirmi minacciata”.

    L’unico posto su cui l’avevano messa in guardia in anticipo era Salvador, in Bahia. Lì, però, le cose sono andate diversamente da come si aspettava. “Appena sono arrivata, la gente intorno a me ha fatto di tutto per aiutarmi”, racconta. Residenti e autisti di Uber “mi hanno spiegato con cura quali precauzioni prendere e quali zone evitare. Siccome stavano sempre attenti a me, lì non mi sono mai sentita in pericolo”.

    “Per quella che è stata la mia esperienza, il Brasile non mi è rimasto in mente come un posto pericoloso”, aggiunge. “Lo ricordo come un posto dove ho potuto viaggiare in sicurezza e dove chi mi stava intorno si è preso cura di me con grande calore”.

    Il gruppo del trekking in posa con una bandiera di PlanetaEXO nei Lençóis Maranhenses

    👉 Leggi anche: Lençóis Maranhenses: come arrivare?

    Il Brasile può diventare la prossima meta di tendenza in Corea?

    Che il Brasile ami la cultura sudcoreana non è un segreto. Abbiamo chiesto a Jihee se potesse valere anche il contrario e se la tendenza “Brazilcore” che gira sui social fosse già arrivata in Corea.

    “I coreani associano da tempo il Brasile alla passione e a un’energia vivace. Il samba in Corea è molto conosciuto e si sente spesso come sottofondo nei programmi TV”, risponde.

    Secondo lei l’ostacolo non è l’interesse, ma il calendario. “La maggior parte dei coreani non ha ferie molto lunghe”. Già solo il viaggio fino in Sud America, spiega Jihee, si mangia buona parte dei giorni a disposizione, così molti viaggiatori mettono insieme itinerari in più paesi perché il volo ne valga la pena.

    Cosa servirebbe per portare i coreani in mete naturalistiche brasiliane come i Lençóis Maranhenses, l’Amazzonia o il Pantanal? Per Jihee, una buona strada è proporre percorsi chiari, calibrati sul tempo che hanno davvero a disposizione. “Offrire informazioni e itinerari che permettano di scoprire bene la varietà del Brasile, anche in poco tempo, potrebbe spingere più coreani a sceglierlo come destinazione”.

    Per chi ha più margine, invece, nessuna preoccupazione: Jihee fa notare le dimensioni enormi e la ricchezza del paese. “Un viaggiatore indipendente con più tempo potrebbe tranquillamente passare un mese in Brasile e continuare a scoprire posti nuovi”.

    👉 Leggi anche: Quando andare in Brasile?

    Dove Jihee vorrebbe filmare la prossima volta

    Un solo servizio non è bastato: Jihee vuole tornare per scoprire il lato del Brasile che non ha visto, le città. “Mi piacerebbe tanto conoscere grandi città come San Paolo e Rio de Janeiro. Sono molto curiosa di vedere com’è la vita di città in Brasile”.

    Nella sua lista c’è anche Campos do Jordão, cittadina di montagna nello stato di San Paolo, chiamata la “Svizzera del Brasile” per l’architettura europea e il clima fresco. Jihee è stata in Brasile d’inverno ed è rimasta affascinata da quanto la stagione fosse diversa rispetto alle regioni del nord e del nord-est che aveva attraversato.

    “In questo viaggio ho conosciuto la foresta pluviale, le isole, le dune, le lagune e le città della costa atlantica”, osserva. “La prossima volta mi piacerebbe filmare un lato del Brasile completamente diverso”.

    👉 Leggi anche: Cosa vedere in Brasile: 15 destinazioni di ecoturismo da esplorare nel 2026

    Trekking nei Lençóis Maranhenses con PlanetaEXO

    Ora che hai attraversato il parco con gli occhi di Jihee, sai cosa possono offrirti i Lençóis Maranhenses: dune che continuano ben oltre il punto in cui pensi che finiscano, lagune a cui nessuno riesce a resistere, notti in amaca tra compagni d’avventura e villaggi dove la gente del posto ti accoglie con calore.

    PlanetaEXO è una piattaforma di ecoturismo specializzata in tour nei Lençóis Maranhenses. Lavoriamo fianco a fianco con guide e operatori locali esperti e ci occupiamo di tutta la logistica, così puoi pensare solo all’esperienza, dalla prima prenotazione all’ultimo tuffo in laguna. Contattaci subito!

  • Tre notti nel Pantanal sud: il viaggio di Sandy tra gli animali del Brasile

    Tre notti nel Pantanal sud: il viaggio di Sandy tra gli animali del Brasile

    Una viaggiatrice che il Brasile lo conosceva già, il figlio al suo primo viaggio nel Paese e tre notti sul fiume Miranda, raccontate con parole sue

    Sandy McKelvey ha 63 anni e in Brasile ci torna da quasi tutta la vita adulta. Insegna inglese come seconda lingua in un community college di New York e parla portoghese: da giovane ha avuto un’attività in Brasile e ha girato il Paese per 12 anni.

    Ha vissuto in Bahia e in Pernambuco, ed è stata anche in Ceará, a Belém do Pará, a Manaus, in Minas Gerais, a Natal, a São Luís do Maranhão, a Santarém, in Rondônia e in Acre. Un amico biologo che vive a Corumbá, città alle porte della zona umida, le aveva consigliato l’unico posto in cui, in tutti quegli anni, non aveva mai messo piede: il Pantanal.

    L’occasione è arrivata da suo figlio Robert, che aveva due settimane di pausa. Per lui era la prima volta in Brasile, quindi Rio de Janeiro e São Paulo si sono imposte da sole all’inizio dell’itinerario. Sandy però voleva chiudere il viaggio con qualcosa di completamente diverso, e ha scelto la grande zona umida che si estende per 210.000 km² tra Mato Grosso e Mato Grosso do Sul.

    Nell’agosto 2026 Sandy e Robert hanno passato tre notti in un lodge sulle rive del fiume Miranda, con un tour economico nel Pantanal organizzato da PlanetaEXO e accompagnato da una guida locale. Ora ti raccontiamo la sua storia: leggila qui sotto!

    Cosa si aspettava e cos’è davvero il Pantanal

    Sandy è arrivata con l’immagine che si era fatta guardando i documentari sulla natura. Quello che ha trovato l’ha colpita: un territorio di lavoro dove l’allevamento di bestiame occupa buona parte del Pantanal sud.

    “Mi sono resa conto che gran parte del Pantanal è campagna coltivata, fazendas, allevamento di bestiame,” racconta. “E ha senso. Non era esattamente come me l’ero immaginato, ma è stato comunque molto interessante. Mi è piaciuto davvero.”

    Sapeva bene che un ambiente selvatico è imprevedibile, soprattutto con gli animali. Robert però sperava di vedere un formichiere: non è successo, ma madre e figlio hanno incontrato capibara, caimani, bufali, scimmie urlatrici e tanti uccelli bellissimi.

    Nel Pantanal c’è una regola che conviene conoscere: la stagione secca, all’incirca da luglio a ottobre, concentra gli animali intorno all’acqua rimasta ed è il periodo in cui hai più probabilità di vederli. Anche se questa è la destinazione migliore del Brasile per osservare la fauna, la natura segue il suo ritmo, ed è proprio questa imprevedibilità tutta naturale a rendere l’ecoturismo così autentico.

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    Nel Pantanal la guida è il tuo migliore amico

    Chiedi a Sandy cosa ha reso speciale il viaggio e la risposta è una sola: Bobby, la sua guida. “La cosa più speciale del viaggio è stata la nostra guida. È stato semplicemente meraviglioso.”

    Il suo lavoro, a sentire lei, non si fermava mai. “Non smetteva un attimo di scrutare l’ambiente in cerca di animali. E onestamente, se non fosse stato con noi non avremmo visto niente, perché gli animali si nascondono.” L’esempio a cui torna sempre è un gruppo di scimmie urlatrici, in alto e lontanissime. “Ha notato dei rami che si muovevano e ha detto: ‘Guarda, scimmie urlatrici!’ È stato incredibile,” racconta ancora colpita.

    Per uno scherzo del destino, Bobby era molto legato proprio a quell’amico di Corumbá, e questo ha reso l’esperienza ancora più ricca e personale.

    L’altra metà del viaggio sono state le conversazioni con lui. Sandy ha fatto domande per tutto il tempo e quello che ne è venuto fuori era un Brasile che in Bahia o in Pernambuco non aveva mai incontrato. “Mi è piaciuto conoscere persone diverse da quelle che ho incontrato in altre parti del Brasile,” dice.

    La conclusione di Sandy è il consiglio più semplice e insieme il più prezioso. “Non andare mai nel Pantanal senza una guida. Sarebbe solo tempo perso.”

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    Su per un canale più stretto, dove gli animali si sono avvicinati

    Di tutto il programma, un’uscita è rimasta impressa più delle altre: la seconda escursione in barca, quella che ha risalito la corrente fino a un canale più piccolo, dove Sandy ha visto più animali.

    Il momento che racconta meglio è arrivato in un tratto paludoso fitto di piante, dove la barca si è semplicemente fermata. “Siamo rimasti lì un attimo e poi ci siamo accorti che eravamo completamente circondati,” ricorda. Decine di caimani da ogni lato.

    E in mezzo a loro, che camminava sulla vegetazione, c’era una jaçanã, la specie che la gente del posto chiama uccello di Gesù Cristo per la sua capacità di “camminare sull’acqua”: i piedi enormi, con dita sottili e unghie lunghe, distribuiscono il peso sulle piante acquatiche e le permettono di scivolare sull’acqua in modo fluido e sorprendente.

    “Era proprio lì, in mezzo a tutti i jacarés, e nessuno dava fastidio a nessuno,” aggiunge. “Stavano semplicemente insieme. L’ho trovata una cosa bellissima.”

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    Una giornata di pesca che nessuno si aspettava

    La pesca ai piranha è un’attività fissa del lodge dove hanno alloggiato Sandy e Robert, ma lei non ne era per niente entusiasta. Il turno del suo gruppo è pure slittato all’ultimo giorno, perché un altro gruppo lo aveva occupato. “Pensavo sarebbe stato tutto di corsa e niente di che,” ammette.

    A sorpresa, è diventata una delle cose migliori del viaggio. La differenza, di nuovo, l’ha fatta la guida. “È stato divertentissimo. Se non ci fosse stato Bobby, non lo sarebbe stato per niente.” Sandy aveva sentito parlare di gruppi che non prendevano niente e mollavano. Bobby, invece, ha stabilito una regola: non si smette finché non ha pescato qualcosa anche l’ultimo.

    “Abbiamo pescato tutti. Continuava a darci altra carne e a spiegarci ogni cosa. Non ci siamo fermati finché non ne avevamo preso uno a testa,” dice sorridendo.

    Una collana, un machete e mezz’ora di intreccio

    L’ultima attività del soggiorno è stata una breve camminata su un sentiero, e anche lì avere accanto un professionista è stato decisivo. “Non avremmo notato niente se non ci avesse indicato certe cose, come alberi particolari,” osserva Sandy.

    A un certo punto Bobby si è fermato davanti a una pianta grassa, ha mostrato al gruppo come ricavare le fibre da una foglia con il machete e ha cominciato a intrecciarle, fino a ottenere una treccia abbastanza resistente da reggere. Stava facendo un braccialetto per Robert, ma ha sbagliato la lunghezza e l’ha dato a un’altra persona. Nessun problema: a Robert ne avrebbe fatto un altro.

    Ha tagliato una seconda foglia e poi se l’è portata dietro. Il giorno dopo, poco prima della pesca, Bobby e Robert si sono seduti e ci hanno lavorato insieme. Ne è uscita una collana invece di un braccialetto: un dente di caimano che aveva con sé, una seconda fibra intrecciata per fare contrasto di colore e circa mezz’ora di lavoro.

    “Era di una bellezza incredibile, perché questo ragazzo è chiaramente un artista oltre che una guida,” dice. “Completamente fuori da ogni aspettativa. [Bobby] voleva solo che [Robert] avesse un bel ricordo.”

    Ottima accoglienza e una giornata bollente

    Sandy e Robert sapevano che il Pantanal Jungle Lodge, la struttura che avevano scelto, era rustico nel senso buono. “È un po’ spartano, ma ce lo aspettavamo e a noi piace così,” spiega. Hanno preso uno dei letti a castello e hanno condiviso la camera con altri due viaggiatori. “È andato benissimo. Erano tutti gentilissimi.”

    Il resto del giudizio è breve e coerente: “Il cibo era davvero buono e tutti gli ospiti erano molto simpatici.” Il lodge si affaccia direttamente sul fiume Miranda, e questo fa già metà del lavoro: Sandy ha fotografato uccelli senza mai uscire dalla struttura.

    Del soggiorno Sandy è rimasta soddisfatta, ma con il caldo ha faticato. Il Pantanal è caldo di suo e, a seconda del periodo, anche secco: una mattina in particolare, durante un’escursione a cavallo, è stata parecchio impegnativa. “Saranno stati circa 100 °F (38 °C). Faceva davvero caldo ed eravamo sotto il sole.”

    Nel pomeriggio il gruppo è uscito in kayak controcorrente. “Il kayak mi piace parecchio, ma faceva troppo caldo. A un certo punto ho pensato: sono sfinita dal caldo.” È stata una prova dura, anche se, precisa lei, nessun altro ha avuto lo stesso problema. “Ero solo io. Era il caldo a mettermi in difficoltà.”

    Vale la pena ricordarlo: il meteo pesa moltissimo sull’itinerario e su quello che le persone si portano a casa, non solo nel Pantanal ma in qualsiasi destinazione naturalistica. Conoscere i propri limiti, come ha fatto Sandy, è la cosa più intelligente da fare!

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    Il Pantanal è sicuro? La risposta sincera di Sandy

    Sandy non risponde a questa domanda con ingenuità. Ha vissuto in Brasile, nelle città brasiliane ha collezionato esperienze di ogni tipo (buone e meno buone) e nei grandi centri si muove con attenzione.

    Sulla sua esperienza nel Pantanal la risposta è arrivata subito. “Mi sono sentita sicura al 100%. Non devi nemmeno stare a pensare a dove lasci il portafoglio o la borsa,” afferma.

    Nemmeno gli animali le hanno mai fatto paura. “Non ho mai avuto paura degli animali. Non mi è proprio venuto in mente,” dice. “Siamo su una barca grande. È sicuro.” Ha notato anche il lato organizzativo. “[Lo staff] era molto attento a far indossare il giubbotto di salvataggio a tutti.”

    Prossima tappa: l’Amazzonia (questa volta con la figlia)

    Dal viaggio nel Pantanal è già nato il prossimo. La figlia di Sandy arriva in Brasile per la prima volta e insieme andranno a Manaus e poi dentro l’Amazzonia, un posto che Sandy ha conosciuto anni fa e che da allora non ha più rivisto.

    Sono due mete che stanno bene insieme in una vita sola. L’Amazzonia è foresta: fitta, verticale e misteriosa. Il Pantanal è una zona umida aperta, dove è l’acqua a portare gli animali sotto i tuoi occhi.

    Sandy il Brasile lo conosce a fondo, e il suo consiglio va al posto che le ha rubato il cuore: Salvador, in Bahia, una delle città dove ha vissuto. “È talmente unica, talmente storica: la cultura, la musica. Se vai in Brasile, devi visitare Salvador.”

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    Visitare il Pantanal sud con PlanetaEXO

    Ora che hai letto il racconto di viaggio di Sandy, sai cosa offre davvero il Pantanal sud: una zona umida che lavora, dove gli animali vanno cercati e non messi in vetrina, e dove a fare il viaggio è una guida che sa leggere la riva del fiume.

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